Le imprese al femminile contro la crisi da Covid

La nostra regione terza in Italia per il numero di iscrizioni durante la pandemia Le aziende fondate da donne sotto i 35 anni sono aumentate dell’8,1 per cento
L'Abruzzo delle imprese parla al femminile. La Regione è la terza in Italia, dopo Molise e Basilicata, per numero di aziende "in rosa" rispetto al totale, con il 25,71%, contro la media nazionale ferma al 21,97%.
Più di un quarto delle imprese abruzzesi è guidato da donne, con le under 35 che hanno trainato la nascita di nuove attività. È la fotografia scattata, al 31 marzo scorso, dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, che ha tracciato un report basato sulle iscrizioni registrate nei primi tre mesi del 2020.
GIOVANI IMPRENDITRICI
Le nuove imprese fondate da under 35 aumentano dell’8,1%. Ancora molto timorose, invece, si rivelano le imprenditrici più adulte, la cui voglia di mettersi in proprio è inferiore del 2%. Dopo la caduta delle iscrizioni complessive di nuove attività guidate da donne, registrata nel corso di tutto il 2020, torna a salire lievemente, nel primo trimestre 2021, l’indicatore principe della vitalità imprenditoriale: 26.299 le imprese femminili nate tra gennaio e marzo scorso, contro le 26.044 dello stesso periodo di un anno fa, il dato più basso dal 2015. «Sebbene ancora ben al di sotto delle performance del passato, la crescita dell’1% rispetto a gennaio-marzo 2020 segna», secondo i dati di Unioncamere, «una prima svolta rispetto ai trimestri precedenti, anche se non assume ancora la robustezza degli anni passati».
ABRUZZO SUL PODIO
A fine marzo, le imprese femminili superavano il milione e 330mila, pari al 21,97% del totale del sistema produttivo nazionale. Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia le regioni in cui si concentra il maggior numero di imprese guidate da donne. Abruzzo, Molise e Basilicata quelle in cui, invece, il "peso" delle donne d’impresa è maggiore e a oltre un quarto del totale delle attività esistenti. In particolare in Abruzzo, che guadagna il terzo posto sul podio nazionale, su un totale di 148.imprese iscritte nei registri delle Camere di commercio, 38.100 sono al femminile. Performance leggermente migliore per il Molise, al primo posto della classifica, con 9.539 aziende guidate da donne sulle 34.990totali, il 27,26%. Seconda la Basilicata con 15.879 imprese femminili su 60.464, il 26,26%. Ultimo in graduatoria il Trentino Alto Adige, con 20.027 aziende in rosa su 110.167, il 18,18%, ben al di sotto della media nazionale. Buona parte della crescita delle aziende femminili è legata al comparto turistico e alle altre attività dei servizi, dove si è registrato un aumento più marcato di aziende che vedono al timone una donna.
EFFETTO PANDEMIA
«In tutto questo lungo anno di pandemia», rileva lo studio condotto da Unioncamere e Infocamere, «le giovani aspiranti imprenditrici si sono mostrate un po’ più resilienti delle over 35. Nel secondo e nel terzo trimestre 2020, infatti, le iscrizioni delle imprese femminili giovanili si sono ridotte in misura minore rispetto a quelle, sempre rosa, non giovanili (-38,6% contro -44,0% nel secondo trimestre, -3,7% contro -5,3% nel terzo), fino a tornare in positivo nei primi tre mesi del 2021. Le donne, comunque, continuano in linea generale a pagare un prezzo più alto degli uomini alla crisi indotta dalla pandemia. Anche nel primo trimestre di quest’anno, infatti, l’incremento percentuale delle nuove imprese guidate da donne continua ad essere ben inferiore a quello delle imprese maschili, l'1% a fronte del 9,5%».
GAP DA COLMARE
Se l'imprenditoria in rosa decolla, altrettanto non si può dire per l'occupazione femminile nei diversi comparti. Le donne risultano, infatti, le più colpite dalla crisi causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. I guadagni sono diminuiti del 63% più velocemente rispetto a quelli degli uomini. Inoltre, ad oggi le donne hanno il 79% di probabilità in più di essere licenziate rispetto ai colleghi maschi: una disparità spesso determinata dal fatto che la popolazione femminile è impiegata maggiormente in settori vulnerabili alla chiusura delle attività e che registra una presenza inferiore a quella maschile nei livelli più alti dei percorsi di carriera. (m.p.)
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