Le imprese chiedono aiuto ai politici

I balneari di Sib e Fiba fanno fronte comune con colleghi molisani e sindaci della costa, a fine mese la mega assemblea
PESCARA. I balneatori chiamano a raccolta i parlamentari abruzzesi e i 19 sindaci dei comuni costieri. Entro fine mese sarà convocata un'assemblea interregionale Abruzzo e Molise aperta alle istituzioni e ai rappresentanti della politica per valutare i margini di modifica al decreto approvato dal Governo.
Questo, in sintesi, il risultato dell'assemblea straordinaria, convocata a Pescara, nella sede della Confcommercio, dal Sib Abruzzo e da Fiba-Confesercenti. Sul tavolo di confronto l'ultimo decreto approvato dal governo che sposta al 2027 la data ultima per bandire le gare per il rinnovo delle concessioni ai balneari. Un testo che non soddisfa i diretti interessati che ieri hanno ribadito la volontà di proseguire con lo stato di agitazione.
FORTE PREOCCUPAZIONE. «L’assemblea è stata convocata per discutere e confrontarsi sul nuovo decreto-legge, recentemente emanato dal governo, che riguarda le concessioni demaniali marittime», hanno spiegato in una nota Sib Abruzzo e Fiba Confesercenti, «diversi punti del testo del decreto hanno, infatti, suscitato grande malumore nella categoria, sollevando preoccupazioni riguardo alle ripercussioni dello stesso sulle concessioni esistenti e sulle prospettive di sviluppo del settore».
Nel corso della riunione, a cui ha preso parte una nutrita rappresentanza di balneatori della costa abruzzese, il presidente del Sib Abruzzo, Riccardo Padovano, e il presidente regionale della Fiba-Confesercenti, Peppino Susi, hanno sottolineato «l'importanza di un'azione congiunta per affrontare le criticità emerse e garantire che le esigenze della categoria siano ascoltate e integrate nelle politiche governative». Sono diversi i punti, contenuti nel testo, che lasciano pesanti dubbi sul futuro degli stabilimenti balneari, che dovranno finire all'asta: estensione della validità delle attuali concessioni fino a settembre 2027, obbligo di avviare le gare entro giugno 2027, durata delle nuove concessioni da 5 a 20 anni e obbligo di assunzione dei lavoratori impiegati nella precedente convenzione. Le associazione di categoria hanno lamentato anche il fatto di «non essere state coinvolte preliminarmente dal governo nella redazione del decreto».
AZIONE CONGIUNTA. Se da un lato i balneatori non abbassano la guardia annunciando la prosecuzione dello stato di agitazione, dall'altra aprono al dialogo con il governo Meloni, alla ricerca di un punto d'incontro. «In attesa di ulteriori sviluppi», evidenziano Sib Abruzzo e Fiba Confesercenti, «abbiamo ribadito l'impegno a proseguire il dialogo con il governo, con l'obiettivo di ottenere modifiche che possano rispondere meglio alle aspettative della categoria, salvaguardando il patrimonio balneare italiano e abruzzese».
«Ribadiamo che la categoria continuerà lo stato di agitazione», afferma Padovano, «entro la fine di settembre convocheremo un'assemblea interregionale Abruzzo e Molise, a cui saranno invitati a partecipare anche i parlamentari abruzzesi e molisani e i sindaci dei comuni costieri». Proprio ai comuni è demandato il compito - come specifica il decreto - decidere se avviare le gare per le concessioni degli stabilimenti balneari subito oppure attendere la scadenza dei tre anni. Un'assunzione di responsabilità che, secondo Enrico di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia e delegato Anci Demanio marittimo per i 19 comuni della costa, «potrebbe portare a contenziosi, scaricando sugli enti il rischio di entrare in conflitto con la giustizia, visti i passati pronunciamenti del Tar, del Garante per la concorrenza e della Corte europea».
NO A PROTESTE DI PIAZZA. Almeno per il momento non ci saranno manifestazioni pubbliche o proteste di piazza.
Le associazioni di categoria ritengono che «pur essendo la situazione molto grave, in quanto la proroga al 2027 non risolve il problema delle concessioni balneari e non dà alcuna certezza alle imprese del settore, non sia opportuno, né proficuo passare alla mobilitazione con cortei e proteste pubbliche. Piuttosto», concludono, «bisogna unire le forze coinvolgendo anche il territorio molisano, i parlamentari abruzzesi e i sindaci della costa per dare maggiore forza alle rivendicazioni che la categoria avanza nei confronti del governo e garantire il lavoro delle attività balneari». (m.p.)

