Le imprese tra le discariche I debiti bloccano anche la pulizia

14 Aprile 2015

Le ditte tra Pescara e San Giovanni Teatino circondate da rifiuti abbandonati e strade distrutte Il Consorzio industriale ha 40 milioni di euro di passivo: lavori impossibili e rischio pignoramenti

PESCARA. Fabbriche circondate dalle discariche, cassonetti della spazzatura vecchi di 15 anni senza più i coperchi o bruciati, strade solcate dalle crepe, parcheggi con l’asfalto distrutto, scarichi a cielo aperto con i tubi che sversano un liquido che colora di bianco l’acqua di un canale proprio davanti alla sede di Confindustria. Benvenuti nella zona industriale di Pescara e San Giovanni Teatino. Da qui, per andare all’Asse attrezzato si può passare da un sottopasso, nei pressi della Fater, che si allaga alla prima pioggia. Ed è sempre qui che le imprese, ogni giorno, combattono le loro battaglie contro la crisi: nell’area industriale ci sono i capannoni abbandonati, segno che la crisi ha colpito lasciando sul campo fabbriche ormai vuote e operai in mezzo alla strada; e ci sono i capannoni in cui si lavora ancora per resistere. Ma nella zona industriale stretta tra due province è il degrado a colpire. Accade perché il Consorzio industriale, ente in liquidazione, ha debiti per circa 40 milioni di euro e neanche spiccioli per fare la manutenzione ordinaria: non appena arrivano soldi sui conti correnti del Consozio industriale, scattano i pignoramenti. La conseguenza è facile: uno slargo tra la Fas e la strada che porta fino alla sede della Deco, è diventato una delle tante discariche abusive. La catena di plastica bianca e rossa con il cartello «vietato l’ingresso alle persone non autorizzate» è stata abbattuta: i furgoni arrivano anche di giorno per scaricare calcinacci, materassi, mobili, sacchi della spazzatura pieni di lana di roccia. I rifiuti abbandonati sono una costante della zona: anche lungo la strada che porta alla fabbrica Di Donato ci sono televisori rotti e, nel canale, buste con bottiglie di plastica, scarpe e un materasso ormai ricoperto dai rovi che sono cresciuti.

L’area industriale è un interregno al confine tra due città, Pescara e San Giovanni Teatino e due province, Pescara e Chieti, ma la competenza è del Consorzio industriale: dal 9 gennaio scorso, si sono insediati i nuovi commissari liquidatori, l’imprenditore Gabriele Gravina, l’architetto Tommaso Di Biase, ex assessore all’Urbanistica della prima giunta D’Alfonso, e Valerio Ruggieri, direttore amministrativo di una spa a capitale pubblico. Quindi, la manutenzione delle strade ricade sul Consorzio industriale ma sull’asfalto restano le buche. Solo per i terreni espropriati legati alla costruzione dell’Asse attrezzato prima del 1985, i debiti ammontano a quasi 18 milioni di euro che, gravati dagli interessi, arrivano a oltre 26 milioni. A fronte di questi numeri, le casse restano vuote e le strade dissestate tra le aziende adesso mettono a rischio anche i carichi fragili trasportati sui camion.

Nella parte pescarese della zona industriale sembra che esista ancora la Siap, la vecchia municipalizzata dell’immondizia sostituita dall’Attiva nel 2004: in strada ci sono ancora i cassonetti di ferro. Ormai sono distrutti e senza coperchi. Intorno ai cassonetti si ammassa la spazzatura buttata in strada anche in pieno giorno: arrivano anche i furgoni, scaricano frigoriferi e mobili, poi, vanno via. Tra Attiva e il Comune esiste un protocollo d’intesa: vista la competenza del Consorzio industriale, il Comune ha ordinato all’Attiva passaggi di pulizia settimanali.

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