Le infermiere: «Sportelli per informare i pazienti»

17 Dicembre 2017

Il personale sanitario incontra per la prima volta in piazza i cittadini  «Dobbiamo essere i punti di riferimento per i pensionati e le persone sole»

PESCARA. La creazione della figura dell'infermiera di famiglia negli studi dei medici di base e uno sportello dedicato, da aprire nelle strutture pubbliche, Comune, ospedale o distretto sanitario, per consentire ai cittadini di mettersi in contatto diretto con gli angeli delle corsie con l'obiettivo di diventare «un punto di riferimento, perché chi si rivolge alle strutture sanitarie deve potersi affidare a professionisti che si prenderanno cura di loro».
Per la prima volta gli infermieri incontrano, in piazza Salotto, i cittadini per spiegare loro quanto è com plessa «l'arte dell'assistenza», per dirla alla Florence Nightingale, come si legge sul volantino promozionale dell'iniziativa ideata da Lorena Ceccomancini e Gabriella D'Agostino, 38 anni di esperienza sul campo, rispettivamente coordinatrici del personale infermieristico dei reparti di Oncologia ed Ematologia (diretti da Carlo Garufi e Paolo Di Bartolomeo) dell'ospedale Spirito Santo. «È stato un successo», spiegano le due caposala, supportate nell'opera di divulgazione dall'argentina Maria Gonzales, infermiera del reparto di Geriatria fino al 2011 e oggi operativa territorialmente, «i cittadini che sono venuti a chiedere informazioni, provenienti anche dall'hinterland pescarese e teatino, hanno compreso il valore del nostro lavoro, che non è solo infilare aghi e flebo e fare punture. È molto più articolato, è fornire assistenza di alta professionalità allo scopo di favorire un’adeguata accoglienza dei pazienti in reparto e stabilire con essi, e con le famiglie a cui chiediamo piena collaborazione per il bene dei loro cari, un percorso di cura garantendo il proseguimento dell'assistenza sul territorio».
«Abbiamo compreso che i cittadini sono senza punti di riferimento, quelli che ci hanno visitato, prevalentemente persone di una certa età e sole, hanno chiesto dove possono trovare qualcuno per fare una puntura e persino di misurare loro la pressione, questi sono tra i tanti problemi dei pazienti. Questa esperienza, nata per caso a seguito di incontro pubblico tra cittadini e operatori sanitari a palazzo di città nel marzo scorso, si concretizzerà in progetti più ampi, come la creazione di una figura di infermiera di famiglia in affiancamento ai medici di base e uno sportello di ascolto dedicato a cui i cittadini possono rivolgersi per ogni necessità legata a piccole problematiche di salute. Una popolazione sempre più anziana e la solitudine sono le nuove emergenze sociali. Inoltre, contatteremo i nostri colleghi degli altri reparti per avviare iniziative simili insieme a loro, per poi estendere il progetto di infermieri in piazza a tutte le Asl abruzzesi». Per un ospedale continuamente sotto pressione a causa della carenza di organici, le caposala auspicano che il problema possa essere risolto in parte dal concorso degli infermieri a gennaio. Ai giovani che si avviano alla professione, Ceccomancini e D'Agostino consigliano di «considerare questo lavoro come una missione e non come un ripiego». Perché anche placare gli animi di pazienti e familiari che si rivolgono spesso rabbiosi agli infermieri, è un’arte delicata e diplomatica: «Dobbiamo affrontare la rabbia altrui con umiltà ed equilibrio, dobbiamo saper ascoltare e saper mediare». Al progetto infermieri in piazza, patrocinato da Asl e Comune, aderiscono le associazioni di volontariato: Agbe (Associazione genitori bambini emopatici); Ail (Associazione italiana contro le leucemie); I Colori della Vita, Associazione Cpop, Metis e collegio provinciale Ipasvi.