Le lacrime per l’Ucraina: in 500 contro la guerra

28 Marzo 2022

Da corso Vittorio a piazza Salotto: palloncini e bandiere nelle mani dei bambini

PESCARA. I tanti bimbi dai visi dipinti con messaggi di pace, che sfilano facendo ondeggiare una mega bandiera giallo-azzurra. Le donne e le bambine indossano le fasce con i colori della patria tra i capelli, adorni di bacche di viburno rosso, la pianta simbolo che cresce anche tra la neve. Lo sventolio delle bandiere ucraine, i palloncini, gli slogan, i cartelli scritti in lingua e lo striscione in italiano per dire “no alla guerra”, i disegni dei piccoli che chiedono “stop war” e “Nato close the sky”, l’inno nazionale ritmato e cantato con la voce rotta dall’emozione, le torce dei telefonini accese per illuminare la speranza. «Siamo qui per dire agli ucraini che non sono soli», urlano pescaresi e ucraini, residenti e sfollati, che dalle 17 marciano fianco a fianco lungo corso Vittorio, corso Umberto fino a piazza della Rinascita, dove il corteo si ferma per un minuto di silenzio per ricordare le vittime del conflitto bellico giunto, ieri, al 33° giorno. Pescara, la città che ha accolto oltre 1.300 profughi in un mese, oltre ai mille residenti, per un giorno si è tinta di giallo-azzurro. Circa 500 persone secondo le forze dell'ordine (un migliaio per gli organizzatori) hanno partecipato ieri pomeriggio alla marcia della pace promossa dal gruppo Udc comunale e regionale, guidato da Massimiliano Pignoli con Enrico Di Giuseppantonio, Vincenzo Serraiocco e Andrea Colalongo con un centinaio di attivisti e l'associazione “Nessuno escluso” diretta da Kateryna Alerush. In testa al corteo, il sindaco Carlo Masci e l'assessore all’Associazionismo, Nicoletta Di Nisio. In marcia anche l’associazione Anolf, guidata da Larisa Soloyva. Gli attivisti Andrej, Denis, Olieg, Nicola, Igo e Vasilii, incitano la folla: “U-crai-na, U-crai-na”. E il serpentone colorato, che si scioglie alle 18.30 in piazza Salotto, risponde con cori e grida: «Ucraina per sempre», «Gloria agli eroi delle nazioni», «Morte ai nemici».
Masci: «La massiccia partecipazione testimonia che questo evento era necessario per dire no a tutte le guerre. Gli organizzatori hanno colto gli umori con grande sensibilità». E Pignoli: «Pescaresi e ucraini ci hanno chiesto di essere qui oggi, insieme, per dire basta al conflitto che ha ucciso 200 bambini. È bello ed emozionante vedere i due popoli che sorreggono la stessa bandiera accanto a quella della pace. Il trasporto di 300 ucraini, tra adulti e minori, è stato garantito dai bus della Tua con il coordinamento del presidente Gianfranco Giuliante, che ringraziamo». Di Nisio: «Da mamma colgo il dolore, la tristezza e la gioia negli occhi di bambini che mai avrebbero dovuto essere testimoni di tanto orrore». «Una tristezza che mi addolora e mi ferisce, dove non c’è amore non c’è pace. Forza Ucraina, siamo con voi» fa eco Di Giuseppantonio. Alerush: «Il nostro grido deve arrivare fino a loro per non farli sentire soli, in trincea e sotto le bombe».
Sotto il fuoco nemico a Kiev, Natasha Dudnik, estetista di Nikolaev, residente a Pescara da 20 anni, ha perso la sua amica blogger Oxana. Ma ha potuto riabbracciare la madre Maria, 62 anni, che ora vive con lei. Si asciuga gli occhi, la donna scappata dalla guerra «solo con una borsa», lasciando «accesi in casa il frigorifero e il gas. Chissà se ritroverò la mia casa», si rammarica. A una sua comare «i russi hanno distrutto i mobili e sparato alle persone che si trovavano nei bagni pubblici». «Nikolaev è bombardata», dice Natasha, «i russi hanno sequestrato i telefonini alle mie amiche e staccato il wifi. Alla tv ucraina si vedono solo canali con la propaganda russa». «Morti sotto le bombe a Chernoutsche» anche gli amici di Viktoria, in piazza con mamma Natalia, la sorella Anastasia, il fratellino Eugen, 6 anni, stretto a loro: «I bimbi sono traumatizzati», dice il gruppetto in ucraino tradotto da Kateryna, una ragazza di Kiev, che alloggia all'Excelsior. In inglese, la giovane spiega che«"ci siamo dovuti spostare rapidamente da una città all'altra per salvare i bambini» racconta mentre lancia uno sguardo protettivo ai piccoli David, Ivan, Natvii e Marco, che mostrano i visi dipinti di giallo-azzurro.
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