Le mani dei clan sui locali di Pescara, gli affari scoperti

3 Novembre 2024

Droga, bar, ristoranti, supermercati e anche attività edilizie Sempre più frequenti le infiltrazioni da Puglia e Calabria

PESCARA. L’ultimo della lista è Pasquale Garofalo, un napoletano considerato vicino ai clan della camorra e della ’ndrangheta con interessi milionari radicati a Milano. È lungo l’elenco dei clan interessati a mettere le mani sulle attività di Pescara: bar, ristoranti, locali della movida, supermercati e il sempreverde mercato della droga che non conosce crisi. Che Pescara sia una città ambita dalla criminalità organizzata per lavare i soldi sporchi emerge anche dall’ultima dichiarazione del procuratore Giuseppe Bellelli quando parla di «grave e preoccupante fenomeno del riciclaggio di ingenti capitali di origine illecita, sempre più diffuso nel territorio pescarese». E il procuratore spiega che tutto questo accade «soprattutto a causa di plurime iniziative ad opera di soggetti aventi a vario titolo rapporti con associazioni di tipo mafioso, nonché di soggetti che si prestano, dietro remunerazione, a fungere da prestanome di attività economiche apparentemente lecite e di consulenti finanziari che agiscono in violazione della normativa posta a garanzia e tutela della trasparenza e delle leicità delle attività economiche e delle transazioni commerciali».
L’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia declina le parole di Bellelli in strategie: i gruppi criminali, soprattutto dalla zona di Foggia, vanno alla ricerca di nuovi mercati, risalgono lungo la costa e puntano verso l’Abruzzo e Pescara. E la presenza di quei clan citati nel rapporto è confermata dalle carte delle inchieste giudiziarie.
Ventisette personaggi sono indagati perché, l’anno scorso, avrebbero favorito il tentativo di infiltrazione a Pescara del clan foggiano Moretti-Lanza-Pellegrino e della Società Foggiana: due elementi di spicco sono accusati di usura nei confronti della famiglia dell’imprenditore Adamo Di Natale, lo stesso Di Natale che, adesso, insieme al figlio e alla moglie si ritrova indagato nell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni nella gestione del ristorante Le Terrazze con vista sul mare del centro di Pescara. «Il gruppo criminale», dice il rapporto della Dia, «servendosidei metodi e dellafama mafiosa dell’associazione di riferimento, erogava prestiti monetari a tassi usurari a imprenditori abruzzesi operanti nel settore della ristorazione e del commercio di autovetture di lusso, talvolta seguiti da attività estorsive ai loro danni».
Anche la cosca De Stefano di Reggio Calabria ha puntato dritta all’edilizia e ai supermercati pescaresi ma quel tentativo è finito con 11 arresti nel 2022: «Un’associazionecriminale di origini calabresi avrebbe infiltrato isettoriedile e della grande distribuzione organizzataaifini diriciclaggio», dice ancora la relazione Dia, «l’indagine avrebbe tra l’altrodocumentato il ruolo di alcuni imprenditori reggini contigui alla coscaDe Stefano che,mediante accordi, avrebbero permessol’inserimento occulto della 'ndranghetain importanti iniziative economiche sviluppate nel Pescarese».
Le mappe della Dia dicono che è in espansione anche il clan pugliese Li Bergolis: in Abruzzo, la traccia di questa batteria emerge anche nell’indagine sulla mafia dei pascoli. Tra i 44 indagati per «numerose truffe aggravate perpetrate a danno dell’Unione europea, anche mediante l’utilizzo di imprese fittizie intestate a prestanome» c’è anche un pugliese considerato «appartenente alla famiglia Tarantino, affiliata al clan dei Montanari (famiglia Li Bergolis della mafia garganica)»: in mezzo alle 31 imprese italiane finite sotto accusa per le frodi dei contributi comunitari, una è proprio pescarese.
E poi c’è il clan Mammoliti: secondo l’accusa, il bandito romantico Massimo Ballone ha fatto affari fino al 2022 proprio con le cosche della ’ndrangheta per trafficare chili e chili di cocaina.