Le mille vite di Menzietti il fondatore della Maico

3 Luglio 2016

Pescarese, 78 anni, dal 1964 è il titolare unico della storica azienda di apparecchi acustici che ha ventiquattro filiali, cento collaboratori e cinquantamila clienti

PESCARA. «Per la Majella, ci sento! E l'uomo svenne per l'emozione. Ero spaventato, pensavo fosse morto». È costellata di aneddoti la vita di Serafino Menzietti, 78 anni, pescarese di origini marchigiane, fondatore della Maico, che ne ha viste e sentite tante, nel corso dei 52 anni di carriera a capo della storica azienda di apparecchi acustici che oggi conta 24 filiali tra Abruzzo (Pescara, Montesilvano, Chieti, Chieti scalo, Lanciano, Vasto, Giulianova, Teramo, L'Aquila, Avezzano e Sulmona) Molise, Puglia e Basilicata con oltre cento collaboratori e 50mila clienti.

Sposato con Gabriella Salvatore, è padre di Nicoletta, 48 anni; Claudia, 45 anni e Mauro, di 43, oltre che nonno di nove nipoti tra i 4 e i 14 anni: Filippo, Cecilia, Caterina, i gemelli Andrea e Giovanni, Margherita, Luca, Francesca e Maria. Maico, amico di vecchia data del giornalista Bruno Vespa, è un garbato signore d'altri tempi. Entra in ufficio alle 8 ed esce alle 20 perché «se vuoi arrivare lontano, devi lavorare sempre». Non toglie mai giacca e cravatta, l'uomo che vince la sordità e che ha organizzato tanti pellegrinaggi a Medjugorie, e ospitato nella sua casa la veggente Marija Pavlovic. Lui è partito da "sottozero" e ha fondato un impero, la cui eredità, dal 1998, è stata raccolta dal figlio Mauro, ideatore, nel 2010, dell'iniziativa di respiro nazionale "Nonno, ascoltami" patrocinata dal ministero della Salute; vice presidente dell'Anap, associazione nazionale audioprotesisti professionali e direttore della rivista L'Audioprotesista, organo ufficiale di categoria. Menzietti senior e il figlio si sono anche laureati insieme, 11 anni fa, quando Serafino aveva 67 anni. Con i dipendenti si comporta come un padre amorevole e severo. Tutto, nella modernissima sede attuale, civico 108 di corso Vittorio Emanuele, angolo via Ravenna, deve filare liscio. Ordine e precisione, regnano sovrani perché «collaboratori e clienti devono avere le giuste attenzioni». La Maico (Medical acoustics instruments company) nasce a Minneapolis, Usa, nel 1937 quando Leland Alfred Watson, pioniere dell'elettronica medica, apre il primo laboratorio. Gli Anni Cinquanta vedono una Maico in continua evoluzione e forte espansione tecnologica se si pensa che nel 1930 l'apparecchio acustico in voga era un "cornetto" realizzato con lamiere di ferro, argento, legno, gusci di lumaca e corna di animali. E siccome risultavano scomodi e ingombranti, venivano nascosti nei ventagli o nei bastoni da passeggio. In questo contesto storico, l'azienda mette radici in Italia. Nel 1957 entra in scena Enrico Buchwald, scomparso fondatore della Maico Italia che a Pescara inaugura la 21ª filiale. Serafino Menzietti, nato in zona Tiburtina da papà Agostino di San Benedetto del Tronto, impiegato alle autolinee Forlini e da mamma Nicoletta Morro, giovanissimo scout a San Cetteo, nel 1957 termina gli studi superiori e si diploma in ragioneria. Ma capisce presto che quella non è la sua strada.

Menzietti, come e quando iniziò l'avventura in Maico? Grazie a mia sorella maggiore, Anna Filomena, detta Amena, che cominciò a lavorare come ragioniera nella nuova azienda che all'epoca aveva sede in corso Umberto, 52. Andavo a trovarla in ufficio e portavo della legna da ardere per la stufetta che riscaldava gli ambienti. Un giorno del 1958, dopo vari tentativi, riuscii a entrare come rappresentante e cominciai a girare tutti i paesini dell'Abruzzo e delle Marche. Vendevo apparecchi acustici che all'epoca erano dei "cascioni". Viaggiavo in treno per risparmiare, poi con una vecchia Fiat 600 a tre marce acquistata con i primi soldi guadagnati. La prima busta paga, che ancora conservo, 23mila 500 lire. Nel ‘63, Buchwald decise di vendere le filiali Maico. Fu la svolta. Avevo vent’anni ed ero il più giovane dei sei colleghi, tutti titubanti sulla impresa da rilevare. Sentii che per me era arrivato il tempo di osare. Partii alla volta di Milano per incontrare personalmente mister Buchwald e proporgli l'affare. Colpito dalla mia caparbietà, raggiungemmo l’accordo dopo un’estenuante trattativa durata mesi. Il 1° aprile 1964 divenni titolare unico dell'Audioton (nome della prima società concessionaria Maico). Aprimmo in via Nicola Fabrizi, 189 dopo aver firmato una caterva di cambiali per 10 milioni di lire. Avevo paura, ma credevo nel successo dell'azienda. Per trent’anni trascorsi molto tempo fuori casa, fumavo tantissimo e dormivo poco per onorare i debiti e mantenere la famiglia. Nel ‘66, traslocammo in corso Vittorio Emanuele 147 dove ora si trovano gli uffici contabili e dal 1996 ci insediammo in questa sede. L'ultima nata, nel 2013 a Montesilvano, e tanti slogan coniati per pubblicizzare la nostra azienda, "Sentire meglio, me lo merito" è l'ultimo di ordine di tempo».

Chi sono i suoi clienti? Ci racconta qualche aneddoto legato alla sua attività?

I clienti sono soprattutto politici, tra i quali uno famosissimo scomparso anni fa, ma anche giornalisti, conduttori televisivi e attori. Ricordo la visita di Franca Rame e Dario Fo, appena dopo il Nobel , a Pescara, per uno spettacolo. Lui entrò in negozio, col colbacco in testa, per farsi controllare l'apparecchio. Agli inizi della carriera venne a trovarmi un uomo mingherlino e spaurito. Con gesti nervosi mi fece capire che non sentiva nulla. Dall'esame risultò che era sordo al 95 percento. Iniziai a provargli una protesi dopo l'altra, fino alla più potente. A un certo punto l'ometto schizzò sulla sedia e gridò:"Per la Majella, ci sento! E svenne. Mi spaventai molto perché pensai che fosse morto. Un altro personaggio che aiutammo fu Ntonio lu furzut, così soprannominato perché si esibiva nelle piazze spezzando le tavole con i pugni. Rompeva robuste catene gonfiando il torace o si faceva fracassare le pietre sulla nuca con un martello. Antonio Cocco, era invece, un manovale 33 anni, del Chietino. Un giorno gli si frantumò l'auricolare e venne da noi disperato, ma non poteva permettersi di comprarlo, così glielo regalammo. Indelebile resta il ricordo dell'ex sindaco di Pescara Antonio Mancini che nel 1960 ci chiese di donare un apparecchio a forma di occhiale a Davide Tribuiani, un signore di Tocco che compiva 100 anni».

Nel 1967 la Maico varca i confini dell'Abruzzo alla conquista del Sud Italia?

Sì, in quell'anno inaugurammo Bari e nel 1973 Foggia. Fu un anno indimenticabile perché lo stesso giorno, il 28 marzo, nacque Mauro. All'alba iniziarono le doglie e io ero lacerato dai sentimenti. Non volevo perdermi la nascita di un figlio ma neppure potevo disertare l'inaugurazione. Partii di corsa. Mentre mio suocero, l'ottico Carlo Salvatore, portò mia moglie in ospedale, io mi precipitai nella città pugliese per tagliare il nastro e accogliere gli ospiti. Trafelato, tornai a Pescara alle 15, giusto in tempo per vedere mio figlio nascere alle 1ore 9».

Lei si è laureato al 67 anni?

Giornata emozionante quel 7 dicembre del 2005. La discussione della tesi all'università di Padova. Fui il primo a essere chiamato, perché ero il più anziano. Avevo timore, ma dovevo dare l'esempio ai miei collaboratori, oggi per fare questo mestiere bisogna avere il pezzo di carta. Con Mauro alla seconda laurea (l'altra in Economia e commercio) conseguimmo il titolo in Tecniche audioprotesiche dopo 40 anni di lavoro e tanti mesi trascorsi a studiare insieme».

Lei è conosciuto anche come il signore dei pellegrinaggi a Medjugorie.

Tra gli Anni Ottanta e Novanta ne ho organizzati tantissimi, con decine di pullman partiti da Pescara con centinaia persone. Non ho mai visto la Madonna, ma conosco bene la veggente Marija Pavlovic, spesso ospite da noi. Un giorno, non era la Medjugorie commerciale di oggi, fui anche arrestato e passai una notte in cella perché la polizia mi trovò medagliette religiose da donare alla gente».

Ha un consiglio da dare ai giovani?

Fate questo lavoro, perché, anche se con tanti sacrifici, potrete raggiungere tutti gli obiettivi della vita.

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