Le penne nere di Fossa: qui abbiamo tutto ma ci manca il borgo

16 Maggio 2015

Leandro Di Marco, vicecapogruppo della sezione alpini locale di Fossa, passa in rassegna il paese nuovo costruito in un pugno di mesi

FOSSA. Leandro Di Marco, vicecapogruppo della sezione alpini di Fossa, passa in rassegna il paese nuovo costruito in un pugno di mesi: «Abbiamo la piazza, la chiesa, un ambulatorio medico, una farmacia, un salone polifunzionale, un piccolo supermercato, un bar e ognuno di noi cerca di curare al meglio lo spazio che sta davanti alla propria casa. Prima del terremoto del 6 aprile 2009, quando abitavano ancora nella vecchia Fossa, facevamo quasi a gara a chi addobbava meglio giardini e balconi. Lo stiamo rifacendo anche qui. Diciamo che la vita è tornata anche se una tristezza di fondo c’è sempre». Soprattutto, quando si guarda davanti e si vede il borgo ancora disabitato e puntellato: «Qui si sta bene», assicura Di Marco, «ma noi vogliamo tornare nelle nostre case che sono ancora distrutte». Nella notte del terremoto le volte a botte sono venute giù uccidendo 4 persone: «La nostra speranza è di tornare presto nel paese vecchio», dice Di Marco con la tenacia dell’alpino.

La casa degli alpini, verde, è il centro della nuova Fossa, quasi di fronte alla chiesa di San Lorenzo, un edificio progettato da un alpino, l’architetto di Biella Renato Zorio, vicepresidente vicario dell’Associazione nazionale alpini, e costruita proprio dagli alpini con oltre 600 mila euro: «Noi siamo l’anima delle attività», afferma Di Marco mentre invita i vertici dell’Associazione nazionale alpini a bere vino bianco e prosecco, un brindisi per festeggiare l’inaugurazione del monumento ai caduti. Di Marco spiega l’importanza di quell’aquila in ferro battuto con le ali spiegate mentre afferra corni e fucili: «Il monumento ai caduti rappresenta il coronamento di un progetto. Avevamo da parte una donazione del Comune di Trasacco e l’abbiamo usata per questo. Il monumento per noi non è solo un ricordo ma è un legame con le nostre radici che sono rimaste nel vecchio borgo: quel masso è un ricordo della tragedia che ci ha segnato tutti». (p.l.)

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