Le piccole cose di Niccolò Fabi

29 Luglio 2016

Il cantautore romano oggi in concerto a Pescara con le sue ultime canzoni

di Rosa Anna Buonomo

Un disco delicato, ricco, introspettivo. Un album scritto e registrato in solitudine, immerso nella natura, arrivato a quattro anni di distanza dal precedente "Ecco" e a due dalla straordinaria esperienza in trio con Daniele Silvestri e Max Gazzè. "Una somma di piccole cose" che vale davvero la pena ascoltare e riascoltare. Farà tappa a Pescara, oggi 29 luglio, il nuovo tour di Niccolò Fabi. Il cantautore romano si esibirà al Teatro D'Annunzio, dalle ore 21,30.

Niccolò Fabi, ha definito "Una somma di piccole cose" un disco di opposizione senza essere oppositivo. Cosa intendeva?

«Con opposizione ho voluto intendere qualcosa che non corteggia il linguaggio predominante, quello che viene richiesto o che viene ascoltato maggiormente a livello radiotelevisivo. Da quel punto di vista, diventa “di opposizione” non volendo esserlo in partenza. Nello stesso tempo, non è un disco oppositivo perché non nasce contro qualcosa ma a favore della libertà, della totale trasparenza e della creatività».

Quali sono le piccole cose a cui si riferisce?

«Il titolo non è semplicemente un invito a godersi le piccole cose. C'è anche quello, ma in seconda battuta. Ogni progetto, ogni cosa importante è formata da piccoli passi. Siamo parte di una società in cui siamo responsabili in piccola parte».

Il disco è arrivato dopo l'importante esperienza in trio con Daniele Silvestri e Max Gazzè.

«Al di là di essere stati due anni divertenti, in cui abbiamo mescolato le nostre identità e vissuto il palco in modo corale, credo che abbiano lasciato a tutti e tre una grande voglia di ritrovare la nostra identità in modo forte. Abbiamo prodotto dischi che identificano molto la nostra personalità».

Docente dell'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Cosa ha rappresentato per lei questa esperienza? Parlando, invece, di giovani cantautori. ce n'è qualcuno su cui scommetterebbe?

«E' stata molto importante. Un'esperienza formativa per tutti, studenti e docenti. Chi ha più entusiasmo ha potuto confrontarsi con chi ha più esperienza e viceversa. Si è instaurato un dialogo creativo importantissimo. Di giovani cantautori me ne piacciono tantissimi, da Alberto Bianco, con cui sto collaborando, ad Antonio Di Martino.

Lei ha debuttato 20 anni fa con il singolo Dica. In cosa si sente cambiato e in cosa no?

«Sicuramente sono molto cambiato nella sicurezza in me stesso, nella sensazione di essere meno timoroso nello scegliere la mia strada. Il tipo di sguardo sulle cose, invece, è rimasto identico. Come il fare interagire il vissuto personale con la vita sociale. Oggi racconto cose legate a uno sguardo più adulto, ma questo è rimasto identico».

Leri è molto attivo nel sociale. Prosegue la sua collaborazione con Medici con l'Africa Cuamm e di recente ha scritto con il geologo Mario Tozzi lo spettacolo "Musica Sostenibile".

«Sono un cittadino, un essere umano prima ancora che un cantante. In quanto tale mi interesso della vita, della società fatta di musica e di tante altre cose. Cerco sempre di rivolgere questo impegno alle cose che mi sembrano sensate e in cui sia credibile come narratore».

Il disco è stato realizzato interamente nella sua casa di Campagnano. Un modo per cercare la solitudine?

«È il momento creativo per eccellenza. Questo disco è stato scritto e registrato in solitudine in campagna. Il rischio era fare qualcosa che avesse molto senso ascoltato lì e meno nella vita degli altri, ma non è accaduto. Un certo tipo di linguaggio nella vita delle persone riempie una piccola necessità. Tutti ne hanno bisogno in alcuni momenti».

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