Le professoresse pescaresi: dateci il posto in Abruzzo

I Nastrini Rossi di nuovo sul piede di guerra: «Non vogliamo trasferirci al Nord e separarci dalle nostre famiglie». Incontro con il sottosegretario del ministero
PESCARA. I Nastrini Rossi di nuovo sul piede di guerra: vogliono il posto fisso nelle scuole della regione e la lotta riparte da Pescara. Ieri mattina, a Roma una delegazione capeggiata da Francesca Carusi, di Montesilvano, coordinatore dei 400 Nastrini Rossi abruzzesi, accompagnata dalle colleghe Magda Dalessandri, Patrizia Chiummo, Anna Chiaiese, Mariangela Ferraro e Carolina Versi, alcune della Basilicata e della Campania, hanno avuto un incontro al Miur con il sottosegretario Vito De Pasquale e il capo di gabinetto Giuseppe Bonelli.
La riunione ha avuto l'obiettivo di rimarcare i problemi della categoria in vista delle future assegnazioni per il prossimo anno scolastico. «E' stato un incontro positivo», riferisce Carusi, docente di storia dell'arte alla Di Marzio di Pescara e all'Alessandrini di Montesilvano, «perché sono stati disponibili ad ascoltarci, ma ci hanno detto che bisogna guardare al futuro perché siamo in tanti e una soluzione, anche sulle assegnazioni provvisorie per le quali oggi non hanno fornito risposta, si troverà col tempo. Noi, intanto, continueremo a protestare in maniera corretta e pacata, ma determinata».
Se i 400 docenti "deportati" abruzzesi non riusciranno a fare domanda di assegnazione provvisoria per poter rimanere a insegnare nelle scuole locali, saranno costretti a ripartire di nuovo alla volta del Nord il prossimo anno scolastico e di nuovo abbandonare famiglie e affetti per lavorare.
Le valigie. Si ripeterebbe la stessa situazione «angosciosa e snervante» dello scorso anno quando, per effetto della Buona Scuola, centinaia di insegnanti abruzzesi sono stati costretti a fare le valigie (e come loro, i colleghi delle altre regioni approdati in Abruzzo) partire per le destinazioni del settentrione, cercare un alloggio pagato di tasca propria, insegnare qualche giorno nelle sedi scolastiche dove hanno la cattedra per i prossimi tre anni e poi tornare a casa dopo qualche giorno di permanenza a Brescia, Bologna, Venezia, Treviso, Ancona, Pesaro e tante altre città, in seguito all'ottenimento dell'assegnazione provvisoria vicino casa. E ora, a quattro mesi dalla fine dell'anno scolastico, sono di nuovo punto e a capo.
Di ruolo ma precari. Con la legge sulla Buona Scuola sono diventati «insegnanti di ruolo», ma continuano a «sentirsi precari» perché non riescono ad avere la stabilità di un posto fisso nella regione dove vivono e dove hanno famiglia. Sono scesi in piazza tante volte insieme ai colleghi delle regioni del Mezzogiorno: 30mila persone in tutto. Hanno partecipato a riunioni con i sindacati di categoria e con i rappresentanti del Miur (Ministero istruzione, università e ricerca), ma non riescono a uscire fuori «da questa enorme ingiustizia subìta» dopo che l'algoritmo ministeriale li ha sballottati per settimane in giro per l'Italia.
«A giorni», esamina Carusi, di ruolo al classico Mamiani di Pesaro, con i colleghi Alessandro Schiavone, Ernesto Caranci e Annamaria Masiello, «verrà definitivamente siglato il contratto della mobilità degli insegnanti (siglato da ministero e sindacati per la durata di un anno) che prevede la possibilità per tutti di fare domanda di trasferimento, la famosa deroga al vincolo triennale che i Nastrini Rossi, mandati per forza a coprire cattedre al nord, hanno chiesto a gran voce per sanare questa enorme ingiustizia. Il ministero ha reso noto che sarà stabilizzata una parte dei posti, ma non è dato sapere quanti su 60mila previsti in Italia».
1095 posti. «In Abruzzo ne sono liberi 1095, quest'anno in parte occupati da noi. Il Miur non permette a tutti i docent i, non solo alle categorie speciali - 104 grave, coniugi di militari e genitori di figli fino a 3 anni, - di fare domanda di assegnazione provvisoria, qualora non si ottenessero i trasferimenti. Questa posizione è emersa il 25 gennaio durante un question time tra il ministro Valeria Fedeli e il M5s che ha sollevato in Parlamento il caso della mobilità facendo emergere il problema della continuità». Per i Nastrini Rossi «il trasferimento per tutti e la continuità didattica, sbandierata dal ministero, non sono altro che miti. Ci vogliono negare il diritto al ricongiungimento familiare in nome di un altro diritto, che è quello della continuità didattica che non vale solo per gli insegnanti del nord che hanno avuto soddisfazione subito ottenendo le cattedre nei luoghi di residenza. Anche gli alunni abruzzesi hanno diritto al trattamento scolastico di continuità perché se li lasciamo soli per andare al nord, qui sarebbero seguiti da altri docenti che non li conoscono». Non ci stanno, i Nastrini, «a essere il capro espiatorio di un caos generato da una riforma fatta di errori». Non ci stanno a essere tacciati «di furbizia e poca voglia di lavorare. Noi vogliamo lavorare, ma farlo lontano da casa migliaia di km, campare due famiglie (noi e i nostri figli che rimangono a casa) e aprire due case con 1300 euro al mese, non è facile. Che almeno ci dessero soldi in più e incentivi di trasferimento». La «mobilità che si profila all'orizzonte non risolverà quella che noi riteniamo essere la vera emergenza sociale fatta di disagi esistenziali, familiari ed economici a centinaia di km di distanza dai luoghi di residenza».

