Le sardine preparano il giro d’Abruzzo e forse il bis a Pescara

9 Dicembre 2019

Gli organizzatori sui numeri: «Eravamo quasi seimila» Il movimento si dissocia dai cartelli che incitano all’odio

PESCARA. Le sardine abruzzesi festeggiano la buona riuscita della manifestazione, si preparano all’appuntamento nazionale di Roma, progettano nuove iniziative nella regione e, forse, anche un bis a Pescara.
«Siamo soddisfatti sia per la quantità di gente che abbiamo portato in piazza sia per lo spirito con chi le persone hanno partecipato alla manifestazione», afferma Deborah Cieri, una delle organizzatrici dell’iniziativa di sabato scorso in piazza Salotto, «c’è chi ha parlato di tremila presenze e chi di cinquemila: secondo noi a occhio e croce eravamo più vicini ai seimila. Ma, al di là dei numeri, siamo felici proprio per come si sia svolta la manifestazione. È stata una grande e sentita dimostrazione di civiltà. Tra l’altro erano presenti anche tanti sindaci, assessori e politici in generale arrivati da tutta la regione», aggiunge Cieri, «mi ha colpito piacevolmente la loro presenza, ma soprattutto il fatto che, anche chi ha incarichi istituzionali o di partito, sia venuto senza simboli né bandiere di partito, rispettando quello che era appunto il nostro spirito».
Il prossimo impegno delle sardine abruzzesi sarà quello del 14 dicembre a Roma: «Ci stiamo organizzando con mezzi pubblici dove possibile, e se necessario organizzeremo degli autobus», annuncia Deborah Cieri, «sarà una grande manifestazione, alla quale si prevedono forse centomila partecipanti, e vogliamo dare il nostro contributo. Dopo ci saranno altre iniziative in Abruzzo, almeno una per provincia: stiamo decidendo se iniziare da Chieti o dall’Aquila, e forse, in seguito, ci sarà anche una manifestazione bis a Pescara».
Unica nota stonata di sabato in piazza Salotto, sono state le polemiche per un cartello che accostava il nome di Matteo Salvini al disegno di un impiccato: «Non sappiamo se sia un vero o se sia un fake: stiamo cercando di verificarlo», spiega Cieri, «anche perché in piazza avevamo creato anche una sorta di servizio d’ordine che aveva il compito di invitare a non utilizzare immagini che inneggiassero all’odio e alla violenza. Fatto sta che quella foto è stata utilizzata soprattutto dalla stampa più ostile al nostro movimento. In ogni caso», precisa l’organizzatrice, «in attesa di certezze e prove concrete, ci dissociamo dal contenuto di quel cartello, come movimento e come persone, in quanto lontano dai nostri valori e dai nostri ideali: non combattiamo l’odio con l’odio e non vogliamo immagini violente».
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