Le scelte dei locali, chi riapre e chi no
Viaggio tra i ristoratori delle quattro province: entusiasmo per la ripartenza ma anche tanta paura per la crisi
C’è chi dice che riaprirà quando ci sarà meno timore tra i potenziali clienti e chi invece scalpitava per tornare il prima possibile tra tavoli e fornelli. Ognuno spiega la sua decisione con semplicità e chiarezza: la vita del ristoratore non è facile e per rimettersi in moto dopo tre mesi ci vuole anche un po’ di coraggio. Come altrettanto coraggio ci vuole per continuare a restare chiusi e prolungare così il periodo di “magra”.
Chi ha la fortuna di avere i locali ampi e magari anche un po’ di spazio fuori è avvantaggiato. Così si riescono a rispettare le distanze e rinunciare a meno tavoli. Per gli altri, quelli che hanno locali più piccoli e senza possibilità di allargarsi all’esterno, la diminuzione del numero di tavoli può essere una mazzata troppo grande, arrivando fino a un terzo della capienza dell’epoca pre-Covid.
Perchè le regole le rispettano tutti e tutti capiscono quanto sia importante, sia per i clienti che per chi lavora dentro al ristorante. Nessuno ha voglia di rischiare, da questo punto di vista.
D’altro canto, c’è anche il problema della liquidità: con il mesi di fermo e di ristrettezze di quelli futuri, riprendere a lavorare il personale in sala potrebbe voler dire fare il passo più lungo della gamba. Qualcuno rinuncia, fino a tempi migliori.
Chi ha la fortuna di avere i locali ampi e magari anche un po’ di spazio fuori è avvantaggiato. Così si riescono a rispettare le distanze e rinunciare a meno tavoli. Per gli altri, quelli che hanno locali più piccoli e senza possibilità di allargarsi all’esterno, la diminuzione del numero di tavoli può essere una mazzata troppo grande, arrivando fino a un terzo della capienza dell’epoca pre-Covid.
Perchè le regole le rispettano tutti e tutti capiscono quanto sia importante, sia per i clienti che per chi lavora dentro al ristorante. Nessuno ha voglia di rischiare, da questo punto di vista.
D’altro canto, c’è anche il problema della liquidità: con il mesi di fermo e di ristrettezze di quelli futuri, riprendere a lavorare il personale in sala potrebbe voler dire fare il passo più lungo della gamba. Qualcuno rinuncia, fino a tempi migliori.

