Le sorelle di Anna insistono: fu un omicidio

4 Febbraio 2021

Isabella e Jessica Martello chiedono alla procura di fare ricorso: «La pena di primo grado è poca roba»

PESCARA. Le sorelle di Anna Carlini sperano che si arrivi al giudizio d'appello e si augurano che, in quella sede, «cambi qualcosa». Dopo aver letto le motivazioni della sentenza di condanna di Nelu Ciuraru e di Lajos Robert Ciorogariu, Isabella e Jessica Martello continuano a esprimere «dolore e rabbia» perché in primo grado non è stato contestato il reato di omicidio. «Anna è morta, non c'è più, e invece ci troviamo di fronte a una condanna per violenza sessuale. Ecco perché speriamo che in sede di appello, se ci si arriverà» su richiesta del pubblico ministero o dello stesso imputato, «vengano rilette bene tutte le carte, dall'inizio alla fine, perché sappiamo benissimo che finora si sono attenuti solo a una prova scientifica, quella della violenza sessuale subìta da nostra sorella. Ma noi continuiamo e continueremo a sostenere che è stato un omicidio efferato. E andremo avanti con questa tesi, non ci fermeremo. Non possiamo far finta di niente. Undici anni non sono niente». Non hanno affatto paura a dire che «non è stato fatto tutto quello che si doveva fare, in questa vicenda, alcuni passaggi non sono stati accertati», per le due sorelle.
«Perché qualcuno ha portato nostra sorella sotto al tunnel vicino alla stazione, dove poi è stata ritrovata senza vita, qualcuno l'ha fatta bere e le ha fatto prendere gli psicofarmaci che aveva con sé, per stordirla e per approfittarne, e prima che morisse sono passate 12 ore. Hanno approfittato della sua disabilità e quindi della sua incapacità di difendersi» e per far capire fino in fondo ai pescaresi che cosa sia accaduto «siamo pronte a far vedere le foto del suo corpo» dopo il ritrovamento.
In un periodo in cui si registrano sempre più femminicidi, le sorelle Martello dicono con forza che «Anna merita giustizia esattamente come la meritano tutte le donne che non ci sono più. Ogni giorno c'è un omicidio ma se ci fossero delle punizioni più giuste, delle sentenze adeguate, forse non ci sarebbe tutta questa violenza».
Il rammarico per la condanna a 11 anni e poco più sembra quasi rancore. «Sono arrabbiata, sì», dice Isabella Martello. «Ma questa rabbia nasconde il dispiacere, perché mi chiedo quale valore si dia a una vita».
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