Le storie drammatiche di chi ha perso i sussidi

Andreina con 2 figli, Luigi che ha 58 anni e Alessandra che andrà via
PESCARA. I 14.700 esodati abruzzesi del Reddito di cittadinanza non sono numeri ma volti e storie drammatiche. Uomini e donne, madri e giovani, persone comuni, gente della porta accanto, che incontri per strada, e che da ieri sono condannati, con un sms, alla povertà più nera. Le loro storie, raccolte dalla Cgil, sono un’antologia di Spoon River della disperazione. Ne raccontiamo tre che valgono per tutte.
ANDREINA, MAMMA CON 2 FIGLI Sono nati entrambi quando lei aveva poco più di vent’anni e la vita sembrava un percorso felice. Poi sono arrivati i primi problemi economici e una brutta separazione dal marito. Andreina ha cambiato città, ed ha trovato a Montesilvano una casa dignitosa con un affitto non troppo alto. La fortuna l’ha anche aiutata: dopo aver lavorato in nero in alcune famiglie facendo pulizie domestiche, è stata assunta part time da un piccolo supermercato vicino casa. Lo stipendio non era altissimo, ma con gli assegni familiari per i figli ancora minorenni era sufficiente per tirare avanti in tre.
Nessuna concessione in più oltre le necessità quotidiane, ma la vita sembrava comunque sorriderle. Poi però la crisi del commercio di prossimità, schiacciato dalla grande distribuzione, ha presentato il conto anche a lei: prima si sono ridotte le ore del part time, poi il suo supermercato ha chiuso definitivamente. Lei ha provato a ripartire, a inviare curricula, a proporsi personalmente ad ogni annuncio di lavoro. Ma non era abbastanza giovane o non aveva la sufficiente esperienza. I figli intanto sono cresciuti, hanno provato a frequentare entrambi l’università ma i costi ad un certo punto non erano più sostenibili. Ed a questo si sono aggiunti i problemi tipici dei ragazzi che non riescono ad immaginare il presente oltre che il futuro.
Così dal 2021 i mesi di Andreina e della sua famiglia, sono stati scanditi dai tempi di pagamento del Reddito di cittadinanza. Tempi che ha dovuto imparare a conoscere anche il padrone di casa: l’affitto ormai riusciva a pagarlo solo dopo che l’Inps liquidava il sostegno. Lui aveva imparato anche che a volte, senza nessun motivo, il reddito arrivava con qualche giorno di ritardo. Non lo ha mai fatto pesare ad Andreina per la quale, invece, diventava difficile anche coprire quei pochi giorni in attesa dei soldi su cui contava.
Poi il 27 luglio anche Andreina ha ricevuto dall’Inps lo strano sms che sembrava lasciare speranze sulla prosecuzione del reddito. Ancora una volta è andata al Patronato da cui si fa assistere per queste pratiche, ma lì le hanno spiegato che, sebbene non fosse ancora molto chiaro, per lei non ci saranno grosse possibilità di vedersi riattivato il sussidio. Per il Centro per l’impiego, d’altronde, lei non deve essere presa in carico dai servizi sociali perché a 49 anni potrebbe trovare un lavoro dopo un percorso di formazione. Ma Andreina continua a chiedersi quale sia il lavoro per lei che, ogni volta, o non è abbastanza giovane o non ha sufficiente esperienza.
LUIGI, 58 ANNI DI TERAMO.
Vive nella casa popolare che gli hanno lasciato i genitori dopo averla riscattata, ed è fortunato. A differenza di molti che da luglio hanno perso il Reddito di cittadinanza, Luigi non dovrà preoccuparsi di come pagare l’affitto. Le sue preoccupazioni saranno come fare la spesa e pagare le bollette. Lui, dopo aver visto chiudere la fabbrica di lavorazione del legno in cui aveva lavorato per 15 anni, alla soglia dei 50 si è ritrovato a fare i conti con agenzie interinali, contratti di lavoro di due settimane che a volte venivano rinnovati a volte no e infine con l’indennità di disoccupazione. Poi sono arrivati anche i problemi di salute, quelli tipici dell’età di chi fa lavori manuali e fatica da quando aveva 14 anni.
Acciacchi che gli impediscono di trovare lavoro (quale azienda assumerebbe un 55enne con un problema alla spalla che lo costringe a fermarsi ogni due mesi?), ma che non sono abbastanza gravi da prevedere il riconoscimento dell’invalidità. E così, per Luigi, finita la disoccupazione, dal 2020 la sopravvivenza è stata il Reddito di cittadinanza.
Non esistono divertimenti, vacanze e macchina che comporta un costo insostenibile, ma almeno la spesa (con molta attenzione) riusciva a farla. Da agosto però, il sostegno non ci sarà più e lui, che avrebbe tanta voglia di ricominciare a lavorare ma dopo anni di porte in faccia ha perso anche la spinta per cercarlo un lavoro, non sa più come comprarsi da mangiare e pagare le bollette. Luigi però è fortunato, lui la sera almeno ha un tetto sopra la testa.
ALESSANDRA È SINGLE.
Vive da sola nella casetta che con i soldi della piccola eredità che le hanno lasciato i nonni e un aiuto dei genitori, è riuscita a comprare nella periferia di Avezzano quattro anni fa, quando ha coronato il suo sogno di trasferirsi, dalla montagna aquilana, in quella che le sembrava una città ricca di opportunità.
Credeva che il diploma da ragioniera programmatrice le sarebbe stato utile per realizzarsi e trovare un lavoro. Ma le tante opportunità si sono rivelate presto stage non retribuiti o, nel migliore dei casi, contratti di collaborazione che a fine mese, tolte tasse e contributi a suo carico, le lasciavano ben poco in tasca. Ma lei non si è arresa, ha provato ad andare avanti inventandosi i lavori più diversi: rappresentante di prodotti nei supermercati, hostess agli eventi, barista nei fine settimana nei locali del centro. Poi, grazie ad un amico, ha scoperto che una cooperativa offriva un lavoro di due ore al giorno per l’assistenza sugli scuolabus. Certo le ore di lavoro erano poche e lo stipendio di conseguenza difficilmente arrivava a 400 euro al mese ma dal 2022 ha iniziato a prendere circa 100 euro di integrazione del Reddito di cittadinanza.
Poi viene approvata la finanziaria 2023, e Alessandra capisce che per lei il sostegno che integra il suo magro stipendio cesserà a luglio: non potrà essere presa in carico dai servizi sociali perché la sua situazione personale non è così grave e non potrà accedere alla formazione gratuita perché non è disoccupata. Il suo stipendio di 400 euro, infatti, fa sì che dal primo agosto venga considerata una persona che può farcela da sola. Così a giugno, dopo la sospensione dal lavoro per la fine dell’anno scolastico, ha deciso che il suo futuro sarà altrove. Ha messo in vendita la casa e per settembre ha acquistato un biglietto di sola andata per Amburgo dove all’inizio la ospiterà una parente in attesa di trovare un lavoro stabile e che le consenta di vivere.
E quando ha letto l’sms dell’Inps, ha lasciato alle spalle anche l’ultimo rimpianto di dover lasciare una terra che credeva le offrisse opportunità. Ma che invece l’ha lasciata da sola con i suoi problemi.
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