Lega: Quaresimale lascia, arriva Salvini

Il capogruppo regionale (deluso dalle nomine) dà l’addio a D’Eramo alla vigilia del blitz del leader a Chieti. Subentra Di Matteo
PESCARA. Si è sentito estromesso, commissariato e umiliato dal partito. Tanto da abbandonarlo sbattendo la porta, rinunciando al ruolo di capogruppo regionale ben remunerato, per passare per ora nel gruppo misto e poi forse con Fratelli d’Italia. Ma lo strappo clamoroso tra la Lega e Pietro Quaresimale, 45 anni, ex sindaco di Campli e “mister preferenze” alle ultime regionali, non è stato un fulmine al ciel sereno. Quaresimale covava da mesi rabbia e delusione. La decisione l’ha presa ieri, a pochi giorni dall’arrivo del leader, Matteo Salvini, in Abruzzo che, salvo contrordini dell’ultim’ora, sarà a Chieti giovedì prossimo per ribadire, agli alleati della coalizione di centrodestra, che il candidato sindaco è Fabrizio Di Stefano.
FATTORE Q. Ma il caso Quaresimale può stravolgere il calendario della visita importante per la Lega abruzzese che corre subito ai riparti. Morto un Papa se ne fa un altro. Oggi stesso, quando all’Aquila i vertici, i consiglieri e gli assessori del Carroccio si riuniranno, dopo essere stati a Roma per un incontro nazionale sugli enti locali, può uscire il nome del nuovo capogruppo. Più è immediata la risposta, meno effetti ha lo strappo. Il nome sarebbe quello di Emiliano Di Matteo: un altro teramano, un altro super votato alle regionali. Ma torniamo a Quaresimale. Con questa breve nota ha spiegato solo in parte i motivi dell’addio che oggi approfondirà in una conferenza stampa. Ecco che cosa ha scritto.
ISOLATO. «In qualità di capogruppo della Lega in seno al Consiglio Regionale d’Abruzzo, comunico che, da oggi, entro a far parte del Gruppo Misto, lasciando irrevocabilmente la Lega. Mi corre l’obbligo segnalare che è mancata, nel tempo ancora più consistentemente, un’effettiva collaborazione tra la compagine amministrativa e quella assembleare. Più volte ho inteso rendere il lavoro molto più collegiale, con scarsissimi risultati, ed alla fine ho maturato l’idea, mio malgrado, di non sottostare più a decisioni terze che, talvolta, e in più occasioni, ho condiviso proprio per il dovuto spirito di corpo, che adesso è venuto meno. Aggiungo che tale volontà era stata preventivamente espressa a soggetto di forte rappresentatività nella Lega, senza aver ottenuto riscontro alcuno. Ringrazio chi ha creduto in me ma ritengo davvero di poter svolgere un lavoro ben più proficuo per la comunità che mi ha eletto con circa 9.000 preferenze, non avendo più zavorre ai piedi».
I TRE NOMI. Fin qui Quaresimale. Ma siamo in grado di svelare le vere cause del clamoroso strappo. Quaresimale si è sentito ignorato dal nuovo vertice leghista, cioè Luigi D’Eramo, che ieri ha diffidato i leghisti abruzzesi dal rilasciare dichiarazioni. Perché ignorato e su cosa? Il tema si riduce a una questione di nomine, quindi di poltrone, così trapela dagli ambienti leghisti. Tre nomi in particolare avrebbero spinto Quaresimale ad uscire sbattendo la porta. Il primo, quello che gli ha creato più dolore, sarebbe Andrea Scordella nominato commissario della Lega a Teramo, la città dove Quaresimale ha raccolto oltre 3000 voti e dove voleva avere voce in capitolo. Il secondo motivo è la nomina di Gianfranco Giuliante a commissario provinciale, sempre nel Teramano, una scelta di D’Eramo che ha messo in disparte proprio Quaresimale. La terza nomina che gli è andata di traverso è quella di Benigno D’Orazio come consulente legislativo del partito di Salvini in Abruzzo. Un affronto per Quaresimale che di professione fa l’avvocato. Tre gocce che hanno fatto traboccare un vaso che si è cominciato a riempire quando l’ex capogruppo venne estromesso dalla giunta regionale.
EFFETTI COLLATERALI. Le sue dimissioni avranno effetti già sul consiglio regionale previsto per domani. All’ordine del giorno c’è il voto sulla designazione di Paolo Gatti alla Corte dei Conti su cui si era scatenato lo scontro in maggioranza tra il fronte del no, la Lega, e quello del sì, Fratelli d’Italia. Proprio Quaresimale, nei giorni scorsi, avrebbe dovuto chiedere un rinvio “strategico” della decisione in aula, per permettere a D’Eramo di stemperare quel no iniziale e categorico su Gatti e trovare un accordo. Ma Quaresimale aveva fallito la sua missione, semplice semplice, perché non era riuscito a farsi capire dagli interlocutori, primo fra tutti Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio, e poi Guerino Testa di FdI. Così D’Eramo, avocando a sé il tema, aveva parlato direttamente con Etel Sigismondi segretario regionale del partito di Marco Marsilio che vuole fortemente Gatti – un serbatoio teramano di voti – alla Corte dei Conti. Oggi, dopo lo strappo, la logica porta a dire che i tempi per trovare l’accordo su Gatti non sono ancora maturi. Ma non è detto che la Lega voglia ancora rinviare il voto sapendo di aver perso per strada nel Teramano un mister da quasi 9mila preferenze. Elettori da riconquistare con una grande prova di coerenza in aula: un no secco a Gatti.

