Lega spaccata in città parla il commissario: «Non decide Cilli»

22 Settembre 2018

MONTESILVANO. Nessuna convocazione per i tre consiglieri comunali Aurelio Cilli, Stefano Di Blasio e Mauro Orsini, regolarmente iscritti alla Lega per Salvini e, dal 28 giugno, costituiti in...

MONTESILVANO. Nessuna convocazione per i tre consiglieri comunali Aurelio Cilli, Stefano Di Blasio e Mauro Orsini, regolarmente iscritti alla Lega per Salvini e, dal 28 giugno, costituiti in consiglio come gruppo Lega Montesilvano. I tre sono stati diffidati dal coordinatore regionale onorevole Giuseppe Bellachioma e del commissario provinciale Gianfranco Giuliante a utilizzare dentro e fuori il Comune il simbolo della Lega. La spaccatura dopo la decisione di Cilli di non far entrare nel gruppo di Lega Montesilvano l’assessore Ernesto De Vincentiis e i consiglieri Angelita Palumbo e Adriano Tocco perchè troppo vicini al sindaco di Montesilvano Francesco Maragno e, a detta del capogruppo, incompatibili con la politica della Lega. Una posizione che ha portato alla rottura con il gruppo dirigente, e che ha bisogno di un chiarimento che però tarda ad arrivare. Anzi, nonostante lo stesso Bellachioma abbia annunciato che tra ieri e oggi si sarebbe fatto un incontro con Cilli, Di Blasio e Orsini, in realtà i tre non hanno ricevuto alcuna convocazione. Almeno fino a ieri. «È da due mesi che stiamo chiedendo un incontro», ribatte Cilli. «Se volevano il chiarimento non c’era bisogno di tenerci all’oscuro dei nuovi tesseramenti».
Intanto ieri pomeriggio il capogruppo ha partecipato alla festa giovanile di Fratelli d’Italia in corso di svolgimento sull’isola Tiberina, a Roma. «Siamo stati ad Atreju per incontrare Giorgetti», ha riferito Cilli. Ma sono sempre più insistenti le voci che vogliono i dissidenti pronti a passare armi e bagagli al partito di Giorgia Meloni, che a Montesilvano vede come coordinatrice l’ex assessore comunale Manola Musa.
Sul caso Montesilvano intanto interviene il commissario provinciale Giuliante, che carte alla mano spiega: «Cilli ha fatto tutto da solo, autoproclamandosi capogruppo e inviando una comunicazione personale, scavalcando sia il livello provinciale che regionale. Inoltre non ha capito che la Lega ragiona in un’ottica di inclusione: sappiamo tutti che chi ha fatto politica ha un passato, ma non per questo deve subire ostracismi. Siamo stati costretti a togliere a Cilli il simbolo perchè non può continuare a tenere in ostaggio un partito in cambio della sua candidatura alla Regione», sottolinea Giuliante. Sull’accusa di aver imbarcato amministratori che nulla hanno a che vedere con le politiche della Lega in cambio di una promessa di candidatura alla Regione, il commissario è ancora più chiaro: «Ho raccolto numerose disponibilità che poi saranno portate al tavolo regionale, e qui si faranno le scelte tenendo conto del fatto che nel collegio si possono candidare sette persone, che bisogna rispettare la quota femminile e che è importante anche la rappresentanza territoriale». Chi passa alla Lega per candidarsi alla Regione, insomma, non può affidarsi alla “anzianità” di iscrizione.