Legnini sui rivali: una bolla di propaganda

Il candidato presidente attacca gli avversari: per 50 giorni hanno fatto campagna elettorale con vicepremier e ministri
PESCARA. «Hanno scelto l'Abruzzo come campo di battaglia per le loro liti di governo», afferma Giovanni Legnini nella sala consiliare del Comune di Pescara che, qualche ore dopo, sarà invasa da decine di giornalisti e telecamere per ascoltare i tre leader del centrodestra ancora una volta in Abruzzo. Ma il candidato dei civici e popolari li anticipa sullo stesso terreno di battaglia e mette in guardia gli elettori abruzzesi.
TURISMO ELETTORALE. «Sono venuti per cinquanta giorni nella nostra regione ma non hanno preso neppure un impegno concreto», incalza Legnini che definisce, senza mezzi termini, la campagna elettorale degli avversari «una vera e propria bolla propagandistica».
Una bolla che «scoppierà subito dopo il risultato delle urne nel senso che nessuno di loro tornerà in Abruzzo, così come avvenuto nel vicino Molise».
LA BOLLA. «Oggi, con l'arrivo simultaneo e in conferenza stampa dei tre leader della destra italiana per le regionali in Abruzzo», ribadisce, «si anima una vera bolla propagandistica per distanza dal merito delle scelte dei cittadini abruzzesi. Sono preoccupati perché hanno capito la forza del nostro progetto». Ma non ricorre a frasi urlate il candidato dei civici abruzzesi. La sua voce è determinata ma, allo stesso tempo serena. Lontana quindi dalle frasi gridate dai suoi competitor, primo fra tutti il leghista Matteo Salvini.
TELECONFERENZA. «Perché sono venuti in Abruzzo per oltre trenta volte che corrispondono a decine di giornate lavorative sottratte agli impegni seri e gravosi del governo e ai problemi dell’Italia finita in recessione?», chiede Legnini che avverte gli abruzzesi: «Questa è una operazione senza precedenti: litigano a Roma e proiettano sull'Abruzzo i loro problemi nazionali di governo».
«Da un anno il centrodestra non si vedeva insieme pubblicamente, ci hanno proposto un candidato, Marsilio, frutto di spartizioni e teleconferenze. Lo ricordate? È stato scelto con una teleconferenza, e oggi infine si vedono qui a Pescara perché la crisi politica del governo è sempre più evidente. Ma domenica voterete per me, oppure per gli altri tre candidati e non per Salvini, Berlusconi e Meloni».
IL CONFRONTO. Quindi il candidato presidente elenca gli impegni «concreti, realizzabili e finanziabili», così li definisce, contenuti nel suo programma. Impegni come il lavoro soprattutto per i giovani; la ricostruzione nei paesi terremotati; la sicurezza delle autostrade e le tariffe costose; il piano di rilancio della sanità che comunque ha visto migliorare nettamente i Lea (livelli essenziali di assistenza).
È un elenco lungo che a Legnini serve a per tracciare un paragone con quanto, finora, ha sentito dire dai leader degli avversari: «Che in Abruzzo sono venuti a parlare solo di temi nazionali che non ci riguardano direttamente come Tav e braccio di ferro nel governo sullo sbarco dei migranti».
CITA SILVIO. Scatta l’attacco: «È una chiara e gigantesca operazione elettorale», sottolinea Legnini che prende in prestito una frase cara a Berlusconi: «Lui la chiamerebbe pubblicità ingannevole». Critica poi in modo forte e deciso le visite fatte dai ministri anche nelle corsie d’ospedale: «Il dolore va rispettato», dice prima di fare una domanda al centrodestra: «Perché avete scelto Marsilio, un candidato non abruzzese?». E citando ancora il suo avversario di Fratelli d'Italia si concede un’altra battuta: «Noi in Abruzzo diciamo che Marsilio è una fregatura, a Roma si direbbe è na sòla». E prosegue rincarando la dose, sempre con voce pacata.
LE ISTITUZIONI. «Trovo scandaloso che la Grillo sia andata in giro per ospedali e il ministro dell’Istruzione tenga comizi all’università: senso delle istituzioni vicini allo zero», afferma pubblicamente il candidato delle civiche.
Sulla Marcozzi invece afferma che: «Dipende da chi, a Roma, confeziona i messaggi propagandistici M5s da dieci anni, ma ora che sono al governo ovunque collezionano fallimenti».
TIRA LE SOMME. «Lega e M5s pongono qui in Abruzzo un campo di battaglia di un conflitto insanabile: Salvini sta a Roma con i 5 Stelle e in Abruzzo con Meloni e Berlusconi, è evidente che dopo le europee ci sarà una crisi di Governo ma qui invece si comportano come se ci fosse una continua propaganda, come se fossero all'opposizione».
Infine: «Marcozzi e Marsilio sono dei veri e propri dipendenti». Nel senso che «dipendono da rispettivi vertici, Marsilio in particolare dalla destra romana. La nostra è invece una scelta autonoma. Non facciamo propaganda ma proposte concrete». E saluta tutti con strette di mani e abbracci.

