Lenny’s, la magìa anni ’80 Quando in discoteca si andava di pomeriggio

La tessera acquistata fin da agosto, il latte-menta e la linea del 2 barrato Il fondatore Di Natale: «È un pezzo di storia per tanti giovani di allora»
PESCARA. La corsa per prendere il 2 barrato e arrivare puntuali alle 16 davanti all’ingresso per l’inizio del pomeriggio in discoteca, rigorosamente privo di alcolici. Una volta dentro, con un latte e menta tra le mani, via a scatenarsi fino alle 19,30. Erano gli anni ’80 e il Lenny's Club è stata la prima discoteca a far ballare i sedicenni. In via Isonzo, a Montesilvano, il locale cult del territorio negli anni '80 ha rappresentato l’inizio di tutto. Le prime feste a tema, di Carnevale in maschera, della donna o il Capodanno, ma pure le feste dei licei e le serate universitarie organizzate il giovedì. Sempre da qui sono usciti i primi “flyers”, gli inviti personalizzati da portare all’ingresso. Un ingresso selezionatissimo, che avveniva solo in coppia o solo, per gli uomini, se in giacca e cravatta. «Eravamo giovanissimi e io, insieme a Roberto Fabbretti, che oggi non c’è più, e Stefano Trimboli che però uscì poco dopo, abbiamo creato il New Lenny's Club», ricorda a quasi 30 anni dalla chiusura della discoteca (nel 1993), il re dei banchetti Adamo Di Natale. «Era una discoteca moderna per quei tempi, per 4-5 anni siamo stati i numeri uno a Pescara e ci copiavano tutti». Sviluppato su due piani, sotto discoteca e sopra pianobar, tra l’81 e l’87 è stato sulla cresta dell’onda, con il pienone tutte le sere, specie nel giovedì universitario, il sabato pomeriggio e il sabato sera. «Quando facevamo le serate, andavamo avanti fino all’alba», ricorda Di Natale, «c’era gente che veniva anche da Roma». E la capitale per il Lenny era un punto di riferimento. «Prima di aprire la discoteca, per hobby facevo il pr nei locali di Roma, il Number One e il Jacky ’O», va avanti Di Natale. «Ero amico del famoso playboy Gigi Rizzi, e le esperienze di allora le ho riportate a Pescara. Tutto iniziò per gioco, ma alla fine è diventata un’attività in tutti i sensi». E se Di Natale ha messo in piedi il club, con Maurizio Di Marco, sono stati tanti i nomi che ne hanno decretato il successo. Al Lenny si cominciò a ballare anche il sabato pomeriggio. Un format pensato e lanciato da Stefano Cardelli, Michele Russo, Hermann Iacobucci e Mauro Mencarelli, all’epoca ragazzini di 16-17 anni che, dopo qualche anno, cresciuti, si sono concentrati sulle serate del sabato. A far girare i dischi che la proprietà andava a comprare «ogni mese tra Roma e Milano per essere sempre aggiornatissimi», continua Di Natale, sono stati dj Alceste e Goffredo Travaglini (oggi scomparsi), Ivan Iacobucci, ancora adesso dietro le consolle, ma anche dj inaspettati, come il commercialista Mimmo Di Michele. Al piano superiore, invece, il pianobar era curato da Pierpaolo Pecoriello, Piero Eramo, Paolo Nardone ed Emidio detto 'Midiuccio. Tutto il Lenny si improntava sulla selezione all’ingresso. Il sabato pomeriggio si riempiva di giovanissimi che raggiungevano la discoteca con l'autobus da Pescara, in Vespa o accompagnati dai genitori, ordinavano il “Tropical”, una bevanda a base di latte e menta e ballavano fino a poco prima di cena. Per entrare serviva la tessera, che si vendeva ad agosto. In concorrenza con l'Honeypot, l'altra discoteca cult di quegli anni, sempre a Montesilvano, la clientela tra i due locali si è distribuita quasi naturalmente, con i pescaresi doc che preferivano il Lenny e la zona del Chietino che andava nella seconda. «È stato un periodo bellissimo per noi. Abbiamo fatto la storia per tutta la città e per i ragazzi che frequentavano il locale», rivendica Di Natale che poi, lo diede in gestione. «Tuttora quando ci rincontrano, c'è sempre qualcuno che ricorda qualche episodio del Lenny».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

