LIBERAZIONE, COSTITUZIONE E NUOVA EUROPA

Oggi celebriamo la festa di Liberazione dal nazi-fascismo, che rinvia al ricordo di tanti protagonisti: i più erano e sono rimasti nel tempo uomini e donne semplici, tanti altri erano o sono...
Oggi celebriamo la festa di Liberazione dal nazi-fascismo, che rinvia al ricordo di tanti protagonisti: i più erano e sono rimasti nel tempo uomini e donne semplici, tanti altri erano o sono diventate personalità di governo, statisti, intellettuali eccelsi. La maggior parte di loro non arrivò a firmare trattati, ad operare sotto la luce dei riflettori; e nonostante ciò è stata co-artefice di 72 anni ininterrotti di libertà, di pace e, malgrado le ricorrenti difficoltà, di continuo progresso. Per l'Abruzzo il costo della scelta per la Resistenza fu altissimo. Marino Salvati, primo caduto della Brigata Maiella in uno scontro a Pineta di Lama dei Peligni, era un contadino padre di dieci figli. La sua sorte terribile segue o anticipa quella di tanti altri eroici caduti, come le medaglie d'oro alla memoria Trentino La Barba e Ercole Orsini, ma anche gli abusi sugli inermi abitanti dei paesi dell'alto chietino rasi al suolo dai nazisti, senza dimenticare gli abominevoli eccidi di civili di Sant'Agata di Gessopalena, Pietransieri, Colle Pineta di Pescara, Onna e Filetto. Una recente ricerca è riuscita a censire non meno di 900 trucidati disarmati e indifesi. Ma non è solo nel sacrificio di sangue il valore del 25 aprile. Esso risiede soprattutto nell'anelito di cambiamento e di libertà di cui era espressione suprema la Resistenza. Come sottolineò il Presidente Ciampi, testimone proprio in Abruzzo di quei giorni terribili: "i giovani di allora riconobbero l'essenza della Patria non nei falsi ideali di potenza inculcati dal regime, ma nei valori di cittadinanza e nella speranza della libertà da riconquistare e da porre a fondamento di un'Italia nuova e più giusta". Gilberto Malvestuto, ultimo ufficiale in vita della "Maiella", ha così testimoniato: "il fascismo parlava tanto di giovinezza e ce l'ha portata via tutta ma penso che quella giovinezza abbia avuto un significato diverso e sia stato il nostro sacrificio per farla vivere anche ai ragazzi di oggi, nella sua parte più pura, di coraggio e di speranza". Domenico Troilo, vice comandante della Brigata "Maiella" e di cui ricorre il decimo anniversario dalla scomparsa, soprattutto ai ragazzi delle scuole ribadiva sempre che: "Non fu un atto di eroismo mettersi in gioco ma una questione di vita o di morte per noi e per la nostra Patria. Non eravamo eroi, volevamo solo vivere in pace". Gli anni del 1945-1948 furono quelli della fondazione della Repubblica e dell'inizio della ricostruzione morale e materiale del Paese. Come pure furono gli anni della Conferenza (1946) e dei Trattati di pace di Parigi (1947), che costituirono il preludio per l'avvio dei processi d' integrazione europea che avvenne con l'altro trattato di Parigi del 1951, con la nascita della Ceca. Si può ben dire allora che gli umili della Resistenza crearono i presupposti per le grandi aspirazioni dei nobili pesatori europeisti, se, rileggendo Calamandrei sulla Costituzione, vediamo nell'art. 11, "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", che altro non è che la patria italiana in mezzo alle altre patrie europee, come era concepita da Mazzini ma anche dai patrioti maiellini e polacchi per lunghi mesi affiancati in combattimento; o quando nell'art. 8, "tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge", si ritrova Cavour ma anche la laicità della tradizione illuminista francese e continentale; o ancora, nell'art. 5, "la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali", si riscopre Cattaneo ma pure l'identità dei borghi, delle cittadine, delle comunità locali liberate lungo la dorsale adriatica dai nostri maiellini e che, alcune volte, per primi e su incarico dei comandi alleati, le amministrarono provvisoriamente con rigore morale e senso delle istituzioni ancora tutte da reinventare, ma comunque ripartendo dalle autonomie locali per ricostruire il nuovo stato democratico. La nostra Resistenza, perciò, fu parte di un più vasto fenomeno europeo ma presentò caratteri propri. La solidarietà instaurata dei nostri giovani con quelli britannici, canadesi, polacchi, statunitensi ecc. sulle montagne, nei centri rurali, urbani, o nei campi di battaglia rafforzò il sentire europeista. Monnet e Spinelli erano convinti che l'Europa, divisa ed insanguinata da due vere e proprie guerre civili, non avesse futuro se non nell'unità, nel superamento dei nazionalismi e delle ostilità "patriottiche". Per porvi termine gli europei trovarono nella strada della condivisione di sentimenti di appartenenza la visione del loro futuro. Ecco perché non si può commettere l'errore, per quante difficoltà si possano incontrare, di allontanarsi da quella prospettiva. Sarebbe un tradimento della memoria e del ricordo di tanti sacrificatisi in nome della libertà e della riconquista della pace che oggi doverosamente onoriamo, verso i quali non possiamo che rinnovare l'impegno per più democrazia, pace, giustizia, ma anche più Europa dei cittadini, con il sogno di potersi dare infine una stessa Costituzione Formale. La Resistenza e i nostri combattenti della Brigata Maiella erano "Europei già da allora", come recita il titolo del nostro manifesto per le celebrazioni della festa della Liberazione di quest'anno.
* Presidente Fondazione
Brigata Maiella

