Liberi grazie alle dimissioni di Melchiorre

Il gip revoca i domiciliari all’architetto, impone agli altri indagati l’obbligo di dimora e a 4 di loro lo stop dalla professione
BUSSI. Il tana libera tutti reca in calce la firma - quella apposta sull'atto di dimissioni da tutti gli incarichi - di Angelo Melchiorre, l'architetto di 61 anni di Bussi a capo dell'ufficio tecnico comunale e dell'ufficio territoriale per la ricostruzione 5, ritenuto il personaggio chiave dell'inchiesta sulla ricostruzione post sisma a Bussi e Bugnara.
Il gip prende atto del passo indietro del professionista, silente e piangente in sede di interrogatorio di garanzia, lo definisce «un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale» e, a cascata, restituisce - di fatto - la libertà agli altri 5 indagati ancora ai domiciliari, imponendo loro il solo obbligo di dimora nel comune di residenza.
Il giudice Gianluca Sarandrea non ritene mutato il quadro accusatorio, ma si discosta dalla linea dura della procura: firma la revoca degli arresti per Melchiorre e dispone la misura più blanda per Emilio Di Carlo, direttore dei lavori e progettista degli aggregati 43 e 45 del Comune di Bussi, per Marino Scancella, architetto incaricato della progettazione dell'aggregato 30 del Comune di Bussi, per l'imprenditore umbro Stefano Roscini, per l'ex colonnello dell'esercito Giampiero Piccotti e per il tecnico ed ex consigliere del Comune di Gubbio Angelo Riccardini. Per quanto riguarda Di Carlo, Scancella, Riccardini e Roscini, il gip dispone anche il divieto temporaneo dell'esercizio della propria attività professionale. I pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, titolari dell'inchiesta, avevano dato parere negativo a tutte le richieste di revoca degli arresti, a eccezione di quella a carico di Piccotti, che avevano avallato per motivi di salute. Al settimo indagato, Antonio D’Angelo, i domiciliari erano stati revocati già martedì scorso.
In merito a Melchiorre, pur confermando «la ferma e impregiudicata sussistenza di gravi indizi di colpevolezza», il gip ha cancellato i domiciliari in considerazione «del fatto che i rapporti che Melchiorre ha sinora potuto coltivare nell'esercizio della sua attività amministrativa subiranno un evidente indebolimento, con conseguenze sulla sua possibilità di interferire con il personale e con la documentazione dell'ufficio».
Confermato il quadro indiziario anche per Roscini; il giudice non ha accolto la tesi «secondo cui» l’imprenditore umbro «mai abbia fatto parte del consorzio Ges.Com, dovendosi rilevare come invece dalla documentazione acquisita nel corso delle indagini risulta che lo stesso fosse organico alla struttura». Per quanto riguarda il foglietto trovato nell'ufficio dell'imprenditore, dove compare anche la scritta «politica» accostata alla cifra «5», il gip ha respinto «le giustificazioni fornite dall'indagato» secondo cui l'appunto «sarebbe da ricondurre a una vicenda estranea ai fatti di imputazione e in particolare a una specifica richiesta formulatagli da alcuni personaggi della politica di Bugnara da lui rifiutata, tanto che il suo genitore avrebbe sporto denuncia», presentata però dopo la perquisizione subìta e il sequestro del documento. Sarandrea ha comunque ritenuto che le esigenze cautelari siano «sensibilmente attenuate» e che l'obbligo di dimora e il divieto temporaneo dell'attività professionale «costituiranno adeguato impedimento alla realizzazione di ulteriori condotte delittuose» e «saranno in grado di impedirgli di incidere sul materiale probatorio». La difesa di Roscini, rappresentata dagli avvocati Pietro Gigliotti e Massimo Galasso, ha espresso soddisfazione per lo stop ai domiciliari e sottolineato la carenza degli elementi posti alla base delle esigenze cautelari.

