Libri D’Alfonso, il debito di 47mila euro potrebbe triplicare

L’avvocato del Comune: l’ente rischia una lunga causa. Martedì il caso in commissione Finanze
PESCARA. La delibera da 47mila euro di vecchi libri commissionati da Luciano D’Alfonso martedì prossimo torna in commissione Finanze. Ma tra gli imbarazzi interni alla maggioranza di centrosinistra, che lunedì si è spaccata in consiglio prima del voto, e l’esultanza del centrodestra «per aver vinto una battaglia» contro il pagamento di un debito fuori bilancio che risale al 2008, quello che preoccupa è il risvolto economico- legale.
L’ordinativo dei duemila volumi alla società editrice Carsa, a distanza di sette anni e due cambi di amministrazione, potrebbe costare tre volte tanto al Comune in predissesto. Come si legge in un passaggio di un fax del 24 maggio 2010, inviato dall’avvocato Monica Di Toro Mammarella, l’ordinativo «è stato effettuato verbalmente». In assenza di un impegno contabile o di una delibera, ogni copia dell’opera “Pescara, una città in trasformazione” viene valutata 50 euro: una somma riportata sulla fattura, ma che non sarà mai pagata né dall’allora sindaco Luciano D’Alfonso né dal suo successore Luigi Albore Mascia. Il contenzioso economico porta alla presentazione di una richiesta di transazione da parte di Carsa: 47mila euro al posto di 100mila per chiudere bonariamente la vicenda. La maggioranza del sindaco Marco Alessandrini sembra d’accordo, ma a sorpresa in commissione Finanze la delibera viene bocciata.
«Due sono le possibilità se si decide di non pagare», spiega l’avvocato Domenico Russi che segue il Comune nella sua battaglia legale contro Carsa, «possiamo vincere o perdere la causa, ma anche nel primo caso la casa editrice potrebbe chiamare in giudizio i soggetti che hanno dato origine alla fornitura e chiedere che ne rispondano personalmente. Questi ultimi, a loro volta, potrebbero decidere di intentare causa al Comune per indebito arricchimento».
Dai 47mila euro della transazione, in sostanza, si passerebbe a una somma che supera anche il costo iniziale di 100mila euro, in quanto si andrebbero ad aggiungere gli interessi e le spese legali. «La questione è nota dal 2010», rimarca il capogruppo Pd Marco Presutti, fermo sostenitore della linea dalfonsiana e quindi del pagamento immediato, «non è difficile immaginare che un servizio reso vada saldato. L’opera scritta da Pozzi e Potenza per documentare la trasformazione urbana di Pescara tra il 2003 e il 2008 è di pregevole fattura, nulla in confronto al materiale prodotto dalla precedente amministrazione. Capisco che in un dibattito così vario e convulso ci sia stato chi ha avuto bisogno di capire meglio per evitare di prendere decisioni frettolose».
«Non possiamo pagare oggi per un errore commesso in passato», è invece la posizione ripetuta a oltranza dal consigliere di Forza Italia Eugenio Seccia, «abbiamo vinto una battaglia e la delibera è stata ritirata anche grazie alla presa di coscienza dei giovani consiglieri della maggioranza. Adesso il nostro obiettivo è vincere la guerra e ottenere lo stop definitivo». Nei prossimi giorni, prima del passaggio in commissione, i dissidenti di Pd e Sel attendono «un confronto tecnico e politico” con Presutti. «Ci sono aspetti che non ci convincono», sostiene Piero Giampietro, «prima di una nuova votazione ci sarà un nuovo approfondimento».
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