Licenziamenti di massa Un decreto darà lo stop

21 Agosto 2021

Anche la nostra regione attende la norma che salva centinaia di lavoratori Le aziende che chiudono per delocalizzare pagheranno un prezzo salato

Licenziare i dipendenti per delocalizzare la produzione diventerà più difficile anche per le aziende abruzzesi: il Governo, infatti, sta preparando il decreto anti-delocalizzazioni per intervenire con misure severe sui licenziamenti collettivi per cessazione attività.
Il decreto si baserà su quattro punti fermi: il preavviso di sei mesi, un piano di gestione esuberi e riconversione, ma anche l’introduzione di sanzioni e di una black list per aziende inadempienti. Con molta probabilità il decreto per una maggior tutela dei lavoratori verrà approvato dopo la pausa estiva. Lo scopo della norma è regolamentare in modo stringente le chiusure dei siti produttivi, mitigando l’impatto occupazionale e utilizzando tutti gli strumenti attivabili per la riconversione dopo aver usufruito di incentivi e agevolazioni per lavorare in Italia.
IN ABRUZZO. «In Abruzzo a preoccupare è la Sanmarco in Val di Sangro», spiega il segretario regionale di Cgil Carmine Ranieri, «l'azienda produttrice di cassoni per furgoni commerciali leggeri Sevel ha aperto la procedura di mobilità per 50 dipendenti. Mentre tra le vecchie vertenze ancora aperte c’è la Betafence di Tortoreto. L’azienda metalmeccanica in utile voleva delocalizzare, ma dopo scioperi e manifestazioni il peggio sembra scongiurato con l’apertura di un tavolo al ministero dello Sviluppo economico ancora da definire. Preoccupa anche la LFoundry di Avezzano», sottolinea, «sebbene non ci sia stata comunicata alcuna volontà di delocalizzazione, l’azienda ha detto che la commessa principale chiuderà nel 2023 e, al momento, non ha intenzione di portare in zona altre commesse». Un campanello d’allarme per Ranieri che avverte: «di solito quando le aziende non danno prospettive per il futuro il rischio è sempre in agguato. Ma per avere un quadro delle situazione occorre attendere le riaperture dopo le ferie estive. Quanto al decreto tante aziende hanno usufruito dei benefici, compresa la cassa integrazione straordinaria Covid, e poi hanno deciso di andare via. Trovo utile», conclude Ranieri, «che vengano poste norme alla delocalizzazioni selvagge solo per massimizzare i profitti, valuteremo tutti i dettagli nel tavolo con il ministro Orlando».
«Un decreto che aiuta a mantenere la produzioni delle multinazionali che fanno il gioco a ribasso sul costo del lavoro», per il segretario regionale Cisl, Leo Malandra, «quindi ben vengano situazioni che tendano a rendere stabile la produzione dove è cresciuta e dove sono stati erogati anche fondi statali. Sebbene non ci siano rischi concreti, potenzialmente la Pilkington di San Salvo potrebbe avere intenzione di andare a produrre fuori, così come il Gruppo Stellaris che ha già produzioni delocalizzate in Polonia per il Ducato Sevel».
«Tra le vertenze abruzzesi più attenzionate», aggiunge il segretario di Uil Abruzzo, Michele Lombardo, «abbiamo chiuso definitivamente e con successo la Yokohama di Ortona, abbiamo salvato la delocalizzazione della Betafence di Tortoreto, mentre particolarmente preoccupanti sono la Brioni di Penne e la storica vertenza Atr di Colonnella e il fallimento della fonderia Veco di Martinsicuro», come precisato anche dal referente Uil di Teramo, Gianluca Di Girolamo.
LA BOZZA DEL DECRETO. Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la bozza del decreto.
Per poter avviare i licenziamenti collettivi per cessazione attività l'impresa dovrà ricevere prima l'approvazione del piano per limitare le ricadute occupazionali che è tenuta a presentare al ministero dello Sviluppo economico. In mancanza o nell'ipotesi in cui il piano non riceva l'ok, dovrà versare su ogni risoluzione di rapporto di lavoro un ticket licenziamento in misura maggiorata 10 volte (un contributo che può arrivare fino a 90mila euro per lavoratore) e per cinque anni non avrà accesso a contributi e bonus statali. Il divieto, a provvedimento approvato, colpirà le imprese con almeno 250 dipendenti in ogni caso di cessazione attività o ramo o sito produttivo a prescindere dal numero dei lavoratori coinvolti che dovranno essere almeno cinque per poter parlare di licenziamento collettivo da applicare in tutti quei casi in cui la cessazione dell’attività non sia determinata da una crisi o dal rischio fallimento, ma dalla scelta di delocalizzare. L’impresa che decide di chiudere un sito produttivo in Italia per spostarlo all’estero deve darne comunicazione a una serie precisa di soggetti istituzionali: ministero del Lavoro, ministero dello Sviluppo economico, Agenzia nazionale per le politiche attive, Regione e sindacati. Questa comunicazione deve consentire il cosiddetto diritto di allerta per i lavoratori con almeno sei mesi di anticipo, e deve contenere una serie di elementi quali motivazione della chiusura e personale coinvolto.
In particolare quest’ultima dovrà indicare le ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative del progetto di chiusura; il numero e i profili professionali del personale occupato e il termine entro cui è prevista la chiusura. Entro i successivi 30 giorni, l’azienda dovrà nominare un advisor quale figura di riferimento per le trattative con i diversi soggetti istituzionali. Mentre entro i 90 giorni successivi alla comunicazione dovrà presentare un piano di mitigazione delle ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura. Quest'ultimo dovrà contenere una serie di elementi fra cui azioni programmate per la salvaguardia dei livelli occupazionali e gli interventi per la gestione dei possibili esuberi politiche attiva del lavoro dall’orientamento all’assistenza alla ricollocazione, alla formazione e riqualificazione professionale) ed eventuali progetti di riconversione del sito produttivo.
Il piano verrà discusso e analizzato da una struttura per la crisi d’impresa, alla presenza di Regioni, Anpal e sigle sindacati, che dovrà rispondere entro 30 giorni. Nel caso in cui il piano non venga inviato, o comunque non vengano rispettate le regole previste, scatteranno le sanzioni e l’inserimento in una black list.