Liceo Marconi, sabato il presidio in piazza
Personale, studenti e genitori chiedono un programma preciso sui tempi dei lavori e del trasferimento
PESCARA. Insegnanti, personale Ata, studenti del liceo Marconi e genitori chiedono certezze sullo smantellamento e successiva demolizione dell’edificio scolastico di via Marino da Caramanico. Mentre si organizzano per costituire un comitato, denominato “Marconi Quo vadis?”, i rappresentanti delle varie componenti annunciano un presidio in piazza Italia, sede della Provincia, per sabato alle 15.30, con l’obiettivo di incontrare il presidente dell’ente, Antonio Zaffiri, consegnare una serie di richieste e attendere le risposte, sempre che non arrivino prima, perché in tal caso la manifestazione potrebbe essere revocata. Con l’intenzione di «ridurre al minimo il disagio» e di «assicurare il più possibile un clima di benessere e serenità» a scuola (Liceo delle Scienze umane, Linguistico e Scienze umane opzione economico sociale), contestano che non ci sia una «comunicazione formale» sul futuro, considerato che nei prossimi giorni l’immobile dovrà essere liberato per essere buttato giù, non essendo più a norma. Ma edifici alternativi «idonei e sicuri ove provvisoriamente destinare la comunità scolastica non sono stati oggetto di informazione istituzionale e il cronoprogramma ufficiale non è stato ancora formalizzato e condiviso in modo da consentire idonea dislocazione provvisoria di 67 aule e laboratori e per poter riprendere in presenza e in sicurezza le lezioni a settembre», scrivono in una nota.
Sarebbe stato opportuno, aggiungono, «allertare la Protezione civile: la costruzione di prefabbricati e l’utilizzo di container come deposito materiali avrebbe permesso un’idonea collocazione temporanea del liceo in area urbanizzata, impedendo di disperdere studenti e personale con il rischio di compromettere le iscrizioni». A ciò si aggiunga che ci sono delle «ampie incertezze nel poter garantire il “diritto allo studio”», non solo per l’organizzazione degli uffici ma anche per l’uso di altre sedi per gli esami di maturità. Nel lungo documento a firma di tutte le componenti si chiede «chiarezza e non approssimazione» e si parla dell’«evidente affanno organizzativo della Provincia che ha addirittura proposto la didattica a distanza per ulteriori periodi». Facendo presente che non si conoscono «né le strutture da usare per il prossimo anno scolastico né i depositi per il patrimonio della scuola né la ditta che si occuperà del trasloco», nel documento si chiede «il cronoprogramma dei lavori e le modalità del trasferimento. Va limitato il numero delle sedi», questo l’auspicio, e «limitato alla sola città di Pescara, garantendo sicurezza e vivibilità». (f.bu.)

