Liceo musicale diviso Concerto di protesta: «Basta, troppi disagi»

Gli alunni suonano sotto la Provincia: vogliamo la sede unica Ma De Martinis non cede: gli spazi sono adeguati, avanti così
PESCARA. Una sede unica o quanto meno plessi più vicini, ma prima ancora essere ascoltati. È quello che chiedono gli studenti e i genitori del liceo musicale di Pescara che ieri mattina si sono riuniti sotto la sede della Provincia. Per far sentire la loro voce i ragazzi hanno tirato fuori gli strumenti, usando la musica per amplificare il disagio che stanno vivendo. Dall’inizio dell’anno circa 150 studenti del liceo musicale frequentano le lezioni di mattina nella sede di via Passolanciano e quelle del pomeriggio nel plesso in via Einuadi. Fino all’anno scorso, invece, le attività pomeridiane erano concentrate in viale Kennedy. Alla luce dei problemi con il vicinato che da anni vive l’istituto, il presidente della Provincia Ottavio De Martinis e la dirigente Raffaella Cocco hanno deciso di spostare le lezioni frontali di strumento, musica d’insieme e coro in via Einaudi.
«Da sempre il liceo musicale non ha una sua sede dedicata», spiega Dalia Palmieri, rappresentante dei genitori che dal 24 agosto stanno portando avanti la protesta e hanno richiesto anche l’intervento del ministero dell’Istruzione. «Quando abbiamo iscritto i nostri figli al liceo abbiamo sottoscritto un patto formativo con la scuola che prevedeva le lezioni in via Passolanciano e viale Kennedy. Ora questo patto è venuto meno, senza alcun confronto, senza garanzia sulle modalità che sarebbero state utilizzate per favorire il trasferimento di tutti gli studenti. Tale decisione rappresenta un aggravio rispetto all’organizzazione degli anni scolastici precedenti, già critica, in considerazione del fatto che il 70% degli studenti è pendolare».
«Diversi ragazzi stanno andando via dalla scuola, solo in classe di mio figlio», aggiunge Alessandra Storci, «hanno cambiato scuola in tre, ma altri se la situazione rimarrà così saranno costretti a fare la stessa scelta».
La Provincia e la scuola hanno messo a disposizione una navetta che collega via Passolanciano a via Einaudi, alle 13.20 e poi per il rientro in stazione alle 18. «Non è sufficiente», spiega Chiara Di Berardino, rappresentante degli studenti. «La prima può portare solo una cinquantina di ragazzi. Quella del rientro c’è solo alle 18, ma c’è chi finisce lezione alle 19.30 e quindi poi deve organizzarsi in autonomia. Siamo scesi in piazza perché vogliamo essere ascoltati. Vogliamo una sede unica o comunque che vengano abbattuti i muri che hanno costruito, parlare con loro», afferma riferendosi a De Martinis e alla preside, «far capire i nostri disagi e cercare di risolvere i problemi. Il tempo che impieghiamo per gli spostamenti è tutto sottratto allo studio».
Resta fermo sulla decisione De Martinis che ricorda come «lo spostamento da viale Kennedy si sia reso necessario per problemi atavici di convivenza con il vicinato. Dal momento che la scuola ha a disposizione spazi adeguati in altre sedi, la Provincia non può individuare plessi aggiuntivi, con aggravi economici, perché sarebbe un danno erariale. Il provvedimento è stato preso con tutte le certezze e anche migliorie. Nessuno ha lasciato indietro nessuno».
Ci tiene a fare chiarezza anche la preside Cocco: «Siamo ancora in fase organizzativa e stiamo predisponendo l'orario andando incontro alle esigenze di tutti gli studenti. Ho incontrato tantissimi genitori e sono disposta a incontrarne altri se necessario. La navetta dell’andata è stata messa a disposizione dalla Provincia per gli studenti che finiscono le lezioni alle 12.30 in via Passolanciano e devono cominciare la successiva alle 13.30 in via Einaudi. Essendoci posti in più, diamo la possibilità di usarla anche ai ragazzi che hanno lezione frontale. Per il ritorno, abbiamo deciso di anticiparla dalle 18 alle 17.30, a conclusione della lezione di musica d’insieme. I ragazzi, pochissimi, che finiscono alle 19.30, sono tutti residenti a Pescara, proprio perché abbiamo cercato di limitare al massimo i disagi dei pendolari».

