Liliana Segre diventa cittadina onoraria: «Ora siamo più uniti»

La senatrice, assente per motivi di salute, ringrazia Pescara Riconoscimenti anche alla Comunità e alla Brigata ebraica
PESCARA. «Una cittadinanza onoraria è un atto che istituisce un legame e una empatia che sono sempre cifra di umanità e di idem sentire civile oltre che civico. Sono ben felice di potermi dire da oggi vostra concittadina». Con queste parole, la senatrice a vita Liliana Segre ha commentato la cittadinanza onoraria che Pescara le ha conferito in occasione delle celebrazioni per ricordare la Shoah.
Assente per motivi di salute, Liliana Segre ha affidato a una lettera il suo ringraziamento alla città. «Certa che la condivisione della cittadinanza renderà più saldi i nostri valori e i nostri principi auguro alla vostra, anzi nostra, comunità un futuro di prosperità e di progresso morale e civile». Pescara le ha tributato la cittadinanza per aver contrapposto «al disprezzo dei carnefici la forza del ricordo e del monito alle generazioni a coltivare la memoria, la solidarietà e la speranza. Testimone vivente dell’amore come antidoto all’odio e della fiducia nei più alti valori dell’umanità contro ogni forma di razzismo, di discriminazione e di negazione di ciò che è stato».
Con il conferimento si chiude definitivamente la polemica dei mesi scorsi tra maggioranza e opposizioni attorno alla figura della testimone italiana dell'incubo dell'Olocausto. Quella alla senatrice a vita Segre non è stata l'unica cittadinanza onoraria concessa. Il riconoscimento è stato conferito anche all'Unione comunità ebraiche italiane, alla Brigata ebraica e alle vittime della Shoah. «Un atto eccezionale, mai accaduto in Italia, che ha messo insieme tutte le anime dell'ebraismo del mondo, passato, presente e futuro», ha affermato Lisa Billig, rappresentante dell'American Jewish Commitee che, in una sala consiliare gremita di istituzioni e di studenti, ha ritirato le quattro pergamene. «Questo intento di onorare la storia ebraica come parte integrante della società è stato un esempio onesto e coraggioso», ha detto. La seduta solenne si è aperta con il discorso del presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli che, citando Primo Levi ha ricordato: «L'Olocausto è una pagina del libro della storia da cui non dovremmo mai togliere il segnalibro della memoria. Questa seduta è l'occasione per raccontare cosa sono stati la Shoah e i campi di sterminio, e per spiegare cosa hanno significato nella nostra storia termini come genocidio, antisionismo, antisemitismo».
Il primo cittadino Carlo Masci si è soffermato proprio sull'antisemitismo «il ceppo più violento di un'infezione che percorre ciclicamente le vene dell'Europa. La responsabilità storica è di tutti ed è per questo che abbiamo la responsabilità morale della memoria». Pescara ha riservato il riconoscimento anche alla Brigata ebraica, «simbolo di rinascita e di riscossa: si è prodigata oltre che sui campi di battaglia italiani anche per il soccorso alla popolazione civile e il sostegno ai profughi, auspicando il diritto degli ebrei a una patria comune dopo la tragedia epocale della Shoah»; all'Unione delle comunità ebraiche «elemento di identità in un’appartenenza bimillenaria che ha reso in ogni epoca gli ebrei partecipi della cultura e della vita nazionale in tutte le sue sfaccettature e particolarità»; e alle vittime della Shoah che «alla disumanità dell’arcipelago dello sterminio hanno contrapposto il coraggio e la dignità di testimoni della tragedia indelebile del nostro tempo e della nostra civiltà».
Anche l'ambasciatore d'Israele in Italia, Dror Eydar, assente per motivi istituzionali, ha voluto indirizzare un suo messaggio a Pescara. «Il popolo ebraico è un popolo che ricorda. La memoria è una parte profonda del segreto della nostra esistenza nella storia. Ma il fatto che il popolo ebraico ricordi, non garantisce un futuro migliore per l’umanità», chiarisce l'ambasciatore, «per fare questo, anche il mondo deve ricordare». Le celebrazioni rproseguiranno oggi e domani.
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