Linfomi, 500 malati ogni anno in Abruzzo Guarigioni al 60%

22 Ottobre 2016

Parla Angrilli, direttore del centro di diagnosi e terapia: «Vogliamo a Pescara un laboratorio nazionale di studio»

PESCARA. «Vogliamo che Pescara diventi un laboratorio nazionale sullo studio dei linfomi». All'obiettivo stanno lavorando Francesco Angrilli, direttore del centro per la diagnosi e terapia del linfomi maligni, sorto due anni fa al quinto piano dell'ospedale Santo Spirito, in collaborazione con Domenico Cappuccilli, presidente Ail (Associazione italiana Lotta alle Leucemie) Pescara -Teramo. In Italia 14mila 500 persone ogni anno vengono colpite dalla malattia, nell'84% dei casi si tratta di Linfoma non Hodgkin, con cui convivono oltre 100 mila italiani.

Il 60% dei malati (prevalentemente Linfoma Hodgkin e non Hodgkin) guarisce totalmente. In Abruzzo, più di 7mila persone sono usciti dall'inferno della patologia. «Ma questi malati», spiega Angrilli che dirige un comparto di oltre 5mila pazienti, affiancato da Erika Finolezzi, «hanno bisogno continuamente di aiuto per affrontare le difficoltà del dopo linfoma, da un punto di vista psicologico e di rinnovamento degli stili di vita». L'associazione nazionale Linfovita onlus, diretta in Abruzzo da Daniele Angiolelli (presidente nazionale Davide Petruzzelli), composta da ematologi, pazienti, ex pazienti e familiari, ha promosso l'indagine "Oltre il linfoma", che si concluderà a dicembre, che svela i principali ostacoli e i bisogni con cui devono convivere i pazienti.

La ricerca è stata condotta su un campione di 500 persone, di cui 250 abruzzesi, che hanno risposto a un questionario e che hanno vissuto e superato la malattia (62% Hodgkin, 38% non Hodgkin). Angrilli, che ogni giorno ha una fitta agenda di ricevimento per decine di pazienti, alcuni novantenni, provenienti, oltre che da tutta la regione, anche da Molise, Marche e Lazio, illustra il quadro che emerge dall'indagine: «Più di un paziente su 4 smette di lavorare a causa del linfoma e 1 su 3 soffre di un significativo peggioramento dello stile di vita. Il 46% è divorato dall'ansia, il 20% deve combattere contro sbalzi d'umore e stanchezza, il 30% lamenta carenza di sostegno psicologico, il 25 sente la mancanza di un supporto negli effetti collaterali, il 19% di un supporto dietetico nutrizionale, il 175 segnala l'assenza di adeguate informazioni di orientamento. Non è un caso, infatti, che ben il 58% abbia attinto notizie online e il 17% scelto di affidarsi al passaparola. Anche al termine del trattamento, il 31% del campione nazionale rivela di non aver ricevuto nessuna informazione su cosa deve fare per migliorare la propria qualità di vita. Un dato preoccupante se si considera che la percentuale di guarigione supera il 60% e diventa, dunque, determinante la riduzione degli effetti collaterali. Una qualità di vita accettabile è la vera, definitiva, liberazione dalla malattia».

L'ansia è regina degli effetti collaterali, oltre alla difficoltà di concentrazione e problematiche sessuali lamentate dal 2% dei pazienti. Fortunatamente, «la malattia», chiosa Angrilli, «ha anche un risvolto positivo: il rafforzamento delle relazioni che davvero contano, più del 70% dei pazienti rivela come sia migliorato il rapporto con familiari e amici». In Abruzzo, si registrano 500 nuovi casi l'anno di neoplasie linfatiche e tra i medicinali di nuova generazione utilizzati, spicca il Nivolumab che sta dando straordinari risultati nella cura dei linfomi.

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