L’intervista a Marinelli, segretario abruzzese del Pd: «Pescara merita destini diversi, smettiamola con la propaganda di destra»

Sulla giunta Masci: «Ha fatto solo danni, sarà campagna elettorale casa per casa». E su Chieti: «Ferrara va ringraziato. Legnini candidato? Parla la sua storia»
PESCARA. La stagione del rilancio Pd parte da Pescara e da due date cerchiate in rosso sul calendario: 8 e 9 marzo. Un rilancio a tappe forzate con un traguardo: le Regionali 2029. E un obiettivo: scalzare l’egemonia politica dei Fratelli d’Abruzzo. Ne parla Daniele Marinelli, 41 anni, segretario regionale dem dall’8 luglio 2023.
Marinelli, cominciamo da Pescara. Confermerete il sostegno a Costantini in questa mini tornata elettorale o farete altre valutazioni in vista di un possibile ballottaggio?
«Carlo Costantini è il nostro candidato sindaco e lo sosteniamo con forza e convinzione. Torneremo in campo con lui perché la città non perda l’occasione di avere un destino diverso da quello segnato da chi la governa oggi. Pescara merita un’altra amministrazione».
Motivo?
«Quella attuale ha prodotto solo danni, dal commercio alle sue filiere storiche – basti pensare al caos che ha travolto la marineria – governando con arroganza, multando la popolazione residente e costringendo cittadine, cittadini e avventori a pagare cifre astronomiche per parcheggi e servizi non all’altezza della domanda, dalla qualità del sistema sanitario, che a Pescara è drammaticamente peggiorato, all’urbanistica, che è in una condizione caotica e su cui ci sarà molto da dire in campagna elettorale. Pensiamo al destino delle aree di risulta, che da luogo di rinascita culturale diventano sede di uffici destinati a congestionare ulteriormente il centro, mentre avrebbero potuto favorire la crescita di altre zone della città. Un’amministrazione segnata da scandali, strafalcioni e gaffe, che ha prodotto un caos che la comunità non merita».
È già campagna elettorale...
«Senza dubbio. Ci attende una campagna elettorale breve ma intensissima: il voto su Pescara è decisivo per il futuro dell’Abruzzo».
Ci arriviamo. Puntate a un’alleanza ancora più stretta e ampia per massimizzare i voti nelle 23 sezioni dove si torna alle urne?
«Stringeremo le fila della coalizione per ottenere il risultato sperato e portare la partita al ballottaggio. I numeri e la consistenza dell’elettorato rendono la sfida apertissima e questo spaventa chi governa a Pescara e in Regione. L’atteggiamento della destra sulla sentenza è irresponsabile».
A che cosa si riferisce?
«È sgradevole e fuori luogo che il presidente del consiglio regionale evochi il Carnevale parlando della sentenza del Consiglio di Stato e delle sue conseguenze: una dichiarazione che denota scarso rispetto per i cittadini, che sono i primi danneggiati dal caos dei seggi. Così come è grave l’atteggiamento del presidente Marsilio, che dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e invece fa propaganda, parlando di riconferme e ignorando la gravità dei fatti riscontrati dal Tar e certificati dal Consiglio di Stato. Non si tratta di meri errori formali: siamo di fronte a un inquinamento del processo democratico».
Come convincerete gli elettori di quelle specifiche sezioni a tornare alle urne a due anni di distanza?
«Su Pescara l’indicazione è chiara: il Pd è in campo per ribaltare il voto. Faremo tutto il necessario per riportare le persone alle urne e cambiare le sorti del capoluogo. Andremo casa per casa, strada per strada. Siamo motivati e lavoreremo insieme, come già accaduto due anni fa e come abbiamo fatto per far valere le nostre ragioni nella battaglia che ha portato a questo nuovo voto».
Ritiene che l’obiettivo sia alla portata?
«Certo che sì: 470 voti su 14.000 aventi diritto sono un traguardo possibile, che possiamo rafforzare riportando altre persone a votare».
Concentrerete i vostri sforzi solo sui quartieri interessati dal voto o intendete includere l’intera città in una mobilitazione politica generale?
«Il messaggio deve essere chiaro: è un voto che riguarda tutta la città, perché dal voto di 14mila persone dipende il destino di tutte e tutti. Ci mobiliteremo e mobiliteremo tutte le nostre forze sul campo, partendo dai 23 seggi e dai quartieri interessati, ma investendo l’intera comunità dell’importanza di questa occasione. Lo scontento che attraversa Pescara è sempre più evidente: dobbiamo trasformarlo in una leva per cambiare pagina».
La sentenza parla di irregolarità verificate. Un motivo secondo lei per mettere in discussione l'operato dell’attuale giunta?
«La sentenza certifica in modo chiaro e inequivocabile la gravità e la diffusione delle irregolarità. Chi aveva il compito di controllare non lo ha fatto e, anche per questo, l’attuale sindaco, di fronte a una situazione così grave avrebbe dovuto dimettersi, restituendo alla città la possibilità di votare».
Nel 2027 è prevista la nascita della Grande Pescara: come si inserisce questo voto parziale nel percorso di fusione? Ci potrebbero essere degli ostacoli lungo il percorso?
«Anche nel percorso verso la nascita della Nuova Pescara l’amministrazione Masci si è dimostrata rinunciataria e spesso inconcludente. Molti dei ritardi accumulati sono imputabili all’inerzia della città capoluogo. La mia sensazione è che la destra stia affrontando il tema della Nuova Pescara con furbizia, ipotizzando di spostare in avanti il traguardo per mera convenienza politica. La Nuova Pescara è una grande opportunità e non può essere frenata o compromessa per strategie di parte».
Passiamo a Chieti. Quando sceglierete il vostro candidato sindaco?
«Parlare di Chieti significa innanzitutto parlare di una città che negli ultimi cinque anni ha rialzato la testa grazie all’amministrazione guidata dal sindaco Ferrara. Coloro che oggi, a destra, ambiscono a guidare la città sono gli stessi che l’hanno trascinata nel dissesto e condotta sull’orlo del baratro. Siamo convinti che i cittadini lo abbiano compreso e che vorranno dare continuità alla guida di centrosinistra. La coalizione è impegnata in queste settimane in un percorso di ascolto, costruzione e condivisione, in piena sintonia con l’Amministrazione in carica. A breve presenteremo la squadra che sarà protagonista della sfida elettorale».
Diego Ferrara ha detto che è disponibile a ricandidarsi per un bis o anche a una candidatura di servizio a favore di un profilo in grado di ampliare i consensi. In questo caso si parla di Giovanni Legnini. Cosa ne pensa?
«Diego Ferrara va ringraziato per l’enorme lavoro svolto in questi 5 anni, per la sua generosità politica e per lo spirito unitario dimostrato alla guida della città e della coalizione. Una capacità di coordinamento che ha messo a disposizione anche in questa fase, sempre per il bene di Chieti. Saranno le forze politiche e civiche progressiste locali a scegliere il candidato sindaco e le liste che lo sosterranno».
E Legnini?
«Se mi chiedete un’opinione su Giovanni Legnini, non posso che esprimere valutazioni positive, largamente condivise anche al di là delle appartenenze politiche. La sua esperienza, la sua storia e la sua autorevolezza istituzionale rappresentano una garanzia».
Quanto andrà a pesare il dissesto dell’Ente e cosa si aspetta dal centrodestra?
«Il lavoro svolto dalla giunta Ferrara ha aperto le porte a una nuova stagione, con il risanamento dei conti. I cantieri in corso in città lo dimostrano: interventi avviati nel momento più duro della storia amministrativa teatina, realizzati nonostante un organico comunale ridotto al minimo e un dissesto che ha impedito il rilancio degli investimenti».
E se guarda in casa d’altri?
«Dal centrodestra mi aspetterei almeno delle scuse ai cittadini, ma temo che continueranno a scegliere la strada delle bugie e della propaganda».
E ad Avezzano? Il Patto per Avezzano ha scelto l’avvocato Verdecchia. Voi non ci siete. Che cosa deciderete?
«La priorità ad Avezzano è battere la destra e costruire un governo amministrativo che abbia un progetto di lungo periodo. Non servono personalismi e fughe in avanti ma tempo e pazienza per mettere al centro le priorità della città: la sanità pubblica e il futuro dell’ospedale, lo sviluppo economico, il lavoro – a partire dalla vertenza LFoundry – la coesione sociale e la sicurezza».
Non ha risposto...
«Siamo al lavoro per costruire una lista forte e promuoveremo nei prossimi giorni iniziative pubbliche aperte alla cittadinanza per rafforzare un’alternativa netta all’egemonia di Fratelli d’Italia. Con quelli, pochi a dire la verità, che, da sinistra, tifano per la vittoria di Cesareo noi non siamo granché compatibili».
Ancora non ha risposto, ma andiamo avanti. Come intendete scalzare l’egemonia del centrodestra prima alle Politiche e poi alle Regionali?
«Due questioni: sicurezza e tasse. In Italia come in Abruzzo la destra ha vinto le elezioni su questo e proprio su questo sconta il suo più grande fallimento. Le persone su sentono meno sicure e aggravate da maggiori tasse: in Abruzzo al massimo livello per i debiti della sanità. Dobbiamo restare concentrati sui problemi reali delle persone. Meloni e Marsilio non lo stanno facendo e non stanno offrendo risposte. Dalla sanità ai salari, dai servizi pubblici all’inflazione, la qualità della vita di italiani e abruzzesi è peggiorata da quando la destra governa. L’ultima manovra del governo Meloni è debole e inadeguata, così come l’ultimo bilancio Marsilio, fatto solo di tasse e tagli. Serve un nuovo progetto per l’Italia e per l’Abruzzo e noi abbiamo le idee chiare. La propaganda della destra ha fatto il suo tempo».
Allora parliamo delle vostre iniziative future.
«Le sfide che ci attendono tante, a partire dal referendum. Come dice persino il ministro Nordio la sua riforma non serve a migliorare la giustizia per i cittadini, l’obiettivo vero è quello di indebolire la magistratura e stravolgere l’assetto costituzionale della separazione dei poteri. Per questo saremo in campo con grande forza a sostegno del no».
Si apre una nuova stagione nel Pd abruzzese?
«Naturalmente le elezioni amministrative, a partire da Pescara, Chieti e Avezzano rappresentano per noi appuntamenti importantissimi, per assicurare il buongoverno dei territori. Intanto il Pd regionale è impegnato in quello che abbiamo definito il congresso delle idee, un’ampia fase di confronto interno e consultazione con movimenti, associazioni, parti sociali, categorie economiche per delineare in modo più chiaro la nostra proposta per il futuro dell’Abruzzo. Metteremo questo patrimonio a disposizione della coalizione, perché la seconda fase della legislatura sia caratterizzata da una forte opposizione e da una grande capacità programmatica».
Promesse?
«Realtà. Posso assicurare alle abruzzesi e agli abruzzesi che il Pd sarà in campo ogni giorno per difendere le ragioni del lavoro, della sanità pubblica, dei diritti, con una particolare attenzione a quelli che sono più in difficoltà. Siamo di fronte a un bivio».
Spieghi meglio.
«O proseguire con il declino a cui la destra ci sta condannando o andare verso una fase di rilancio, sviluppo ed equità che invece dobbiamo cogliere tornando al governo della Regione».
Biondi, nell’intervista al direttore Luca Telese, ha detto che all’Aquila avete perso perché troppo attaccati al potere, cosa risponde? E che ne pensa in generale del suo pensiero manifestato in questa intervista?
«Da che pulpito viene la predica. Biondi dovrebbe occuparsi del modo in cui lui e la sua parte politica interpretano le istituzioni e il governo delle istituzioni, del loro sistema di potere: è questo il vero tema. Perché loro non conoscono il metodo del governo, conoscono solo il metodo del comando. In questo momento governano tutto, dal Paese fino alla città capoluogo in Abruzzo, passando per il governo regionale. E i loro strumenti di governo sono diventati strumenti di potere, spesso esercitati in modo arrogante nei confronti delle amministrazioni pubbliche, dei sindaci e dei cittadini, attraverso una gestione delle risorse opaca e discrezionale, interamente orientata al mantenimento del consenso politico».
E il Biondi-pensiero?
«Per quanto riguarda l’intervista, ritengo che non ci sia una sola parola di vera politica, nulla che riguardi concretamente gli interessi dei cittadini. Nelle parole pronunciate emerge soltanto un racconto nostalgico, costellato di riferimenti che sono totalmente fuori dallo spirito della Costituzione. Un pantheon preoccupante, con Giorgia Meloni evocata quasi come fosse una figura da venerare. E, infine, la solita incapacità di dichiararsi antifascisti, che lega Biondi a Meloni, a Marsilio e a coloro che oggi governano la città capoluogo, la Regione e il Paese. Un’incapacità che li colloca fuori dai valori fondanti della Costituzione, che è invece esplicitamente antifascista. Chi non riesce a definirsi antifascista, pur avendo giurato sulla Costituzione, probabilmente quella Costituzione non l’ha letta. O se l’ha letta, non l’ha compresa».

