L’investitore di Gabriele Falcone: «Avevo i fari accesi». Oggi i funerali del ragazzo morto sul ponte di Città Sant’Angelo

13 Agosto 2026

La giudice Sacco convalida l’arresto e dispone la misura in carcere. Confermata anche l’ipotesi accusatoria: omicidio volontario

PESCARA

Ha parlato per circa un’ora e mezza, ha sostenuto che i fari della sua Punto nera sabato sera erano accesi mentre guidava su quel maledetto ponte “Delli Castelli”, tra Città Sant’Angelo e Montesilvano, dove ha falciato il povero Gabriele Falcone, 18 anni e l’estate della vita ancora tutta addosso.

Per un’ora e mezza ieri mattina G.N., 20 anni, montesilvanese come la vittima, in carcere per omicidio volontario già da lunedì, ha provato in tutti i modi a convincere la giudice Mariacarla Sacco che le cose non sono andate proprio così come sono state ricostruite dai carabinieri. No ha ripetuto, i fari erano accesi e le tracce di sostanza stupefacente risultate dal test eseguito dopo l’incidente non erano di quella sera, ma di qualche giorno prima. Insomma, è stata una casualità, una sfortuna, Gabriele in sella alla sua moto arrivava da una curva. E c’è stato lo schianto.

Ma invece G.N. non ha convinto nemmeno un po’ la giudice che non solo ha convalidato l’arresto disponendo per lui la misura cautelare in carcere (dopo che in prima battuta si era reso irreperibile). Ha anche confermato il pesante capo di imputazione firmato dalla pm Anna Benigni: omicidio volontario. Una contestazione che va ben oltre quella di omicidio stradale (che pure resta in subordine), appigliandosi proprio e soprattutto ai fari spenti che il 20enne ha negato in tutti i modi. E questo perché, secondo l’accusa, come condiviso anche dalla giudice, tenendo quei fari spenti durante il lungo sorpasso (si parla di almeno due macchine), da parte del ventenne ci sarebbe stata l’accettazione del rischio. In sostanza, nel lanciarsi in quella manovra azzardata a fari spenti, lui, sostiene l’accusa, ha tacitamente accettato il rischio di quello che avrebbe potuto provocare. E che poi di fatto è accaduto: mentre lui tornava da un locale di Silvi con il fratello e due coetanei nell’auto, mentre in quel sorpasso sul ponte, all’altezza della curva, invadeva la corsia opposta per lanciarsi in quel lungo sorpasso a fari spenti, è sopraggiunto Gabriele in sella alla moto regalo dei suoi diciott’anni, la festa di due mesi fa. E l’ha ucciso.

Ha ucciso Gabriele ma avrebbe potuto uccidere l’amico di Gabriele che lo precedeva e che per un soffio si è salvato, o l’altro, il terzo della fila. Oppure anche tutti e tre. Perché, come raccontano le aggravanti contestate, poteva essere una strage: il superamento dei limiti di velocità, il sorpasso in curva con scarsa visibilità e le tracce di stupefacenti sul conducente che non ha fatto neanche in tempo a frenare (nessun segno sull’asfalto).

Oggi, dopo l’autopsia di due giorni fa che ha chiarito che Gabriele è praticamente morto sul colpo, si celebrano i suoi funerali: alle 17, nella chiesa di Sant’Antonio, a Montesilvano. Ma nessun manifesto funebre. I genitori Edoardo e Graziella non li hanno voluti nel rispetto della riservatezza del loro unico figlio. Ai social, che non frequentava, Gabriele preferiva la vita. E la stava riempiendo con quello che più amava: la moto era stata una conquista, ma sognava di farne un lavoro; la scuola, il “Tito Acerbo” dove aveva riportato la media dell’8, gli amici, la famiglia. Aveva appena 18 anni Gabriele. Era nel pieno della sua estate come i due amici che l’hanno visto morire.

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