Lista di Di Matteo, sono 2 i ricorsi

16 Gennaio 2019

Il primo chiede di riammettere i candidati di Chieti. Il secondo di escluderli tutti

L’AQUILA. C'è un doppio ricorso alla commissione elettorale centrale dell'Aquila per la lista provinciale di Chieti di Abruzzo Insieme esclusa dalle elezioni del 10 febbraio. Al ricorso per la riammissione, presentato da Donato Di Matteo che appoggia Giovanni Legnini, se n’è aggiunto un altro ieri sera che al contrario chiede l'esclusione anche delle altre tre liste provinciali presentate a Teramo, L'Aquila e Pescara e ammesse dai rispettivi Tribunali. A firmare il secondo ricorso non è solo Carlo Masci, che ritiene di vantare la primogenitura sul logo di Abruzzo Futuro che compare all'interno del simbolo della civica di Di Matteo, ma ci sono anche i rappresentanti delle quattro liste di centrodestra, Lega, Forza Italia, Fdi e Azione politica. Così riferisce Masci al Centro. I giudici entro domani dovranno decidere, ma potrebbero farlo già oggi. La commissione di garanzia ha ricevuto ieri il ricorso curato dall'avvocato Sergio Della Rocca che chiede di riammettere la lista teatina di Abruzzo Insieme premettendo che la legge regionale consente di non raccogliere le firme se le liste sono espressione di gruppi presenti nel consiglio regionale. In sette pagine di ricorso si contesta la motivazione che ha portato i giudici di Chieti a ritenere Mauro Di Dalmazio privo dell’attestazione di capogruppo di Abruzzo Futuro che gli permetteva di presentare la lista. È questo il fulcro del contenzioso e del ricorso in cui, al contrario, si afferma che il riconoscimento della presidenza del gruppo Abruzzo Futuro a Di Dalmazio «è un fatto certo e non astratto», e che l'unico soggetto che poteva certificarlo era la Regione con un atto pubblico di fatto rilasciato. In particolare Di Dalmazio ha prodotto due documenti: uno autenticato dal notaio e attestante che la lista Abruzzo Futuro è una forza politica presente nel consiglio regionale di cui lui è l'unico rappresentante; e l'altro che certifica come la stessa lista sia stata presentata per conto del gruppo di cui lui è capo in consiglio. Ma oltre a questi due documenti, nel ricorso si fa riferimento anche alla risposta a un quesito formulato al dirigente legislativo della regione Abruzzo il 10 gennaio scorso che ritiene che l'attestazione possa essere resa «dal capogruppo regionale di riferimento».
Infine c’è un quarto punto riferito a un pronunciamento del Collegio regionale per le garanzie statutarie, composto dai professori universitari Di Plinio, Orrù e Colavitti, che in sintesi definisce il gruppo regionale come una struttura che deriva da una lista e quindi dai suoi elettori che l'hanno votata. Cioè dà al gruppo consiliare facoltà e potere giuridicamente rilevanti. Ma ancora più importante è infine il richiamo alla circolare che la Regione ha emanato in vista delle elezioni regionali del 10 febbraio prossimo in cui si spiega chiaramente che l'attestazione «può essere rilasciata dal presidente del gruppo costituito in consiglio regionale», quindi da Di Dalmazio.
Non è così invece per Masci e per gli altri sottoscrittori del ricorso concorrente che punta l'indice sulla decisione presa dal tribunale di Pescara che ha riammesso la lista facendone cambiare i colori nel piccolo logo aggiunto di Abruzzo Futuro, quindi staccandola dalla figura di Di Dalmazio, senza però poi porsi il problema delle firme mancanti. È su questo aspetto che tutto il centrodestra ha lanciato la sfida all'alleato di Legnini. (l.c.)