Liste d’attesa, finiti i fondi per gli esami anche di notte

2 Aprile 2016

Stop straordinari: fino a 8 mesi per una risonanza. Ecco i tempi delle visite

PESCARA. Sono finiti i fondi per fare le risonanze magnetiche e le tac anche tra le 20 e la mezzanotte e le liste d’attesa tornano a crescere agli stessi livelli di due anni fa. Succede all’ospedale di Pescara che, stando a quello che dicono i numeri, torna al passato: in un anno, la situazione delle liste d’attesa è soltanto peggiorata. Se per una risonanza magnetica alla colonna vertebrale, a febbraio 2015, si aspettavano 112 giorni, cioè più di 4 mesi, adesso, l’attesa è cresciuta a 276 giorni, vale a dire oltre 9 mesi. Ancora peggio del 2014 quando si aspettavano 251 giorni. Numeri troppo grandi che il nuovo manager della Asl, Armando Mancini, conosce bene: lo stesso Mancini ha dichiarato che tra le sue priorità c’è proprio l’abbattimento delle liste d’attesa.

Gli anni passano, i politici si alternano e cambiano i manager, ma la risonanza resta il punto debole della sanità pubblica pescarese: è possibile fare l’esame solo a Pescara e con un unico macchinario visto che, negli ospedali di Penne e a Popoli, la risonanza non esiste nemmeno. Per ora, il raddoppio della risonanza a Pescara resta una promessa non ancora mantenuta, mentre a Popoli è partita la procedura per l’acquisto di un macchinario ma bisognerà aspettare ancora a lungo per vederlo funzionare.

Quello delle risonanze, delle tac e delle ecografie è il settore che arranca più di tutti. E che deve fare i conti con il personale che manca. Periodicamente, la Regione assegna fondi alla Asl per introdurre un turno aggiuntivo tra le 20 e le 24, ma adesso quei fondi sono finiti. Bisognerà aspettare che la Regione finanzi un altro progetto di riduzione delle liste d’attesa per far ripartire gli esami in tarda serata. Finora, questo è stato l’unico modo per diminuire i tempi di attesa: a febbraio dell’anno scorso, i tempi delle risonanze erano più che dimezzati.

Ma il problema delle liste d’attesa non è soltanto pescarese: all’ospedale Maggiore di Bologna si aspettano fino a 244 giorni per la stessa risonanza alla colonna; 207 al San Paolo e al Niguarda di Milano; 214 al San Paolo di Bari. Ma in Italia ci sono anche esempi positivi: 45 giorni al Sant’Orsola di Bologna; 50 al Cardarelli di Napoli; 64 all’ospedale Maggiore di Parma.

La responsabile dell’Urp Maria Assunta Ceccagnoli assicura però che, a Pescara, il rispetto delle classi di priorità indicate dai medici è garantito: solo 3 giorni di attesa se la prestazione è «urgente»; 10 giorni per un’attesa «breve»; 30 giorni per una prestazione «differita». Inoltre, con l’entrata a regime del nuovo Cup, è operativo il recall, cioè i pazienti che hanno prenotato esami vengono richiamati a ridosso della data per confermare: «Con questa tecnica», dice Ceccagnoli, «riusciamo a recuperare circa 400 posti al mese che poi vengono rimessi in circolo. Comunque, in caso di rinuncia, ricordo che i cittadini hanno il dovere di disdire almeno 48 ore prima altrimenti devono pagare comunque l’importo della prestazione: è un modo per sensibilizzare i cittadini e razionalizzare le risorse».

Ma alla Asl di Pescara succede ancora una cosa che, nel 2010, colpì anche Giovanna Baraldi, la subcommissaria mandata dal governo a rimettere ordine nella sanità abruzzese con i conti in rosso: per un esame come l’ecocolordoppler dei tronchi sovra aortici, tipico su persone che hanno avuto un infarto, all’ospedale di Pescara si aspettano fino a 259 giorni mentre, a Penne e a Popoli, l’attesa è di 34 e 35 giorni. Lo stesso esame nei distretti sanitari ha liste d’attesa ancora più ridotte: al distretto di Pescara nord si aspettano 3 giorni, a Montesilvano e a Scafa 7. «Ma perché la gente aspetta così tanto e non va nei distretti?», chiese la Baraldi. E la risposta, probabilmente, è che ci si fida di più dell’ospedale che non dei distretti periferici.

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