Lite tra Arci e Comune, ora c’è il rischio stangata

4 Ottobre 2023

PESCARA. La certezza non c’è ma il dubbio sì: nel 2021, dietro l’esclusione dell’Arci dalla gestione delle spiagge libere di Pescara, potrebbe esserci stato un motivo politico. È un sospetto che...

PESCARA. La certezza non c’è ma il dubbio sì: nel 2021, dietro l’esclusione dell’Arci dalla gestione delle spiagge libere di Pescara, potrebbe esserci stato un motivo politico. È un sospetto che adesso, a due anni di distanza, diventa suffragato da una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato l’orientamento del Comune giudicandolo troppo rigido: la decisione dei giudici amministrativi ha riammesso l’Arci in pista per la gestione del tratto di litorale a ridosso del confine con Francavilla ma ha aperto un altro fronte giudiziario che potrebbe costare all’amministrazione Masci una stangata da 200mila euro.
L’AFFARE DEL MARE Nel 2021, il centrodestra decide di affidare 5 tratti di spiaggia libera alle associazioni e ai privati per fornire più servizi ai bagnanti, garantire la pulizia dell’arenile e risparmiare sui costi. L’affare delle spiagge libere genera però un contenzioso quando l’Arci, associazione della galassia della sinistra, prima viene indicata vincitrice del bando per la gestione del lotto 1 tra lo stabilimento Ombretta e il confine con Francavilla ma poi, improvvisamente, finisce esclusa a causa di «una situazione di collegamento sostanziale tra imprese»: secondo la commissione del Comune, guidata dal dirigente Gaetano Silveri, l’Arci sarebbe stata collegata con un’altra associazione, la Pas Asp, in lizza per gestire un altro tratto di spiaggia libera pescarese. Dopo l’esclusione, il lotto 1 affidato all’Arci, per scorrimento passa al secondo classificato, Tinari Mario.
DOPPIO RICORSO Ma l’Arci non ci sta e, assistita dagli avvocati Federico Massa e Marco Savini, presenta ricorso al Tar: la sentenza dà ragione al Comune e torto all’associazione. Il quadro però cambia al Consiglio di Stato ed è ribaltato: «L’appello è fondato e le conclusioni del primo giudice non possono condividersi», dice la sentenza bis che, in preda a un effetto domino, scatena un putiferio in municipio. Per il Consiglio di Stato, la commissione del Comune non avrebbe dovuto mettere fuori gioco l’Arci e questo è il motivo: «Pas non ha presentato offerta nel lotto 1 e, soprattutto, non si è aggiudicata alcun altro lotto, mentre Arci (che, in assenza di un vincolo di aggiudicazione, aveva presentato offerta per tutti i lotti) è risultata aggiudicataria per il solo lotto 1». Un pasticcio che ne provoca un altro: il Consiglio di Stato annulla gli atti del Comune, ordina «il subentro dell’Arci nell’affidamento del servizio» giudicando «inefficace» l’affidamento al secondo. E il Comune esegue con la revoca dell’assegnazione del lotto 1 a Tinari.
RICHIESTA DI DANNI Ma c’è un imprevisto: nel 2021, con l’affidamento del lotto 1, Tinari viene estromesso dal lotto 2 (zona fosso Vallelunga) proprio perché vincitore del lotto 1. Insomma, Tinari si ritrova doppiamente fuori gioco. Ora, con un ricorso stilato dall’avvocato Herbert Simone, chiede al Comune di riformulare la graduatoria del lotto 2 «con richiesta di condanna dell’ente al risarcimento del danno per l’importo di 200mila euro oppure per il diverso importo, maggiore o minore, che risulterà in corso di causa, con vittoria di spese e competenze di lite». (p.l.)