Lo sciopero dei medici blocca la sanità

Oggi sit-in all’Aquila e a Pescara per dire basta ai tagli. Negli ospedali garantiti solo urgenze e pronto soccorso
PESCARA . Saranno garantire solo le urgenze e il pronto soccorso, oltre all’assistenza ai pazienti più fragili. È il venerdì nero della sanità in Abruzzo, con centinaia fra interventi e prestazioni diagnostiche rimandati a causa dello lo sciopero dei medici, proclamato a livello nazionale per dire basta ai tagli che da anni impoveriscono la sanità e indeboliscono il diritto dei cittadini a essere curati.
DUE MANIFESTAZIONI. Sono due le manifestazioni di protesta, unite allo sciopero, indette oggi in Abruzzo. La prima si svolge all’Aquila alle 10.30, con l’adesione dell’Anaao Assomed, davanti all’ingresso dell’ospedale San Salvatore. Partecipano anche sindaci, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni dei malati; la seconda, organizzata dall’Intersindacale sanitaria è in programma a Pescara, alle 11, in via Conte di Ruvo, sotto agli uffici regionali dell’assessorato alla sanità.
L’APPELLO/1. Carenza cronica di personale, turni massacranti, precariato, strutture inadeguate e mancanza di fondi per acquistare nuovi macchinari o aggiornare le tecnologie.
È la situazione, denuncia il segretario regionale di Anaao Assomed, Alessandro Grimaldi, con la quale gli operatori della sanità, non solo i medici, si confrontano quotidianamente. «È un giorno importante per l’Abruzzo. Lo è non solo perché i dirigenti medici tornano a incrociare le braccia in difesa della sanità pubblica», afferma Grimaldi, «ma anche perché la protesta coincide forse con il momento più complesso e problematico mai vissuto dalla nostra regione in questo settore. Nei giorni scorsi abbiamo diffuso i documenti che denunciano le situazioni, a volte paradossali, in cui i nostri colleghi sono costretti a lavorare nelle Asl dell’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti».La situazione più pesante è quella che si riscontra fra L’Aquila e Teramo, con quasi 800 professionisti precari, di cui 130 medici. Gravi carenze di anestesisti e medici del pronto soccorso si segnalano nell’Asl di Pescara, turnazioni continue e stress nei presidi della provincia di Chieti.
L’APPELLO/2. A Grimaldi fa eco l’Intersindacale medica, sanitaria e veterinaria, organismo coordinato da Walter Palumbo, che nei giorni scorsi ha inviato una nota al Governo e al Parlamento per chiedere «una precisa assunzione di responsabilità rispetto a soluzioni concrete che scongiurino il collasso del sistema sanità italiano. La carenza dei medici e dei dirigenti sanitari è l’emblema della mancanza di programmazione dei fabbisogni di nuove leve di specialisti e di una progressiva fuga delle professionalità sanitarie a causa di pessime condizioni di lavoro». I medici si rivolgono ai cittadini, chiedendo loro di unirsi alla protesta «per salvaguardare il Servizio sanitario nazionale che è l'ultimo servizio pubblico rimasto nel mondo e che, nonostante le scarse risorse assegnate, garantisce ancora lo stesso diritto alle cure».
SERVE UNA SVOLTA. Non è intenzione dei medici «mettere in dubbio gli sforzi che le istituzioni, in primis la Regione Abruzzo», prosegue il dottor Grimaldi, «fanno per tenere in vita questo malato terminale chiamato sanità, ma ora abbiamo bisogno di una svolta. Concreta e urgente. Altrimenti il “malato” muore. Un cambio di passo è necessario soprattutto sul fronte del personale. In Abruzzo la spesa per il personale sanitario è rimasta drammaticamente bassa negli ultimi anni (inferiore di oltre 42 milioni alla soglia fissata dalla legge). Rispetto al 2008, ad esempio, spendiamo 60 milioni in meno ogni anno».

