Lo scontro sull’arrosticino divide politici e associazioni

19 Giugno 2024

Sigle di settore ed esponenti del centrodestra si spaccano sulle proposte Igp e Dop La Regione punta a far andare avanti insieme le due iniziative: tra 7 giorni il voto

L’AQUILA. L’arrosticino spacca la politica di centrodestra e le associazioni di settore. Ma una seduta fiume andata in scena ieri pomeriggio in Commissione Agricoltura, presieduta da Nicola Campitelli, riesce a far trovare una soluzione salomonica sul prodotto alimentare diventato un marchio distintivo dell’Abruzzo. La Regione lavora su un accordo tra il fronte che propone l’Igp (l’Indicazione geografica protetta) e chi invece spinge verso la Dop (la Denominazione di origine protetta). La prima nasce da una proposta dell’Associazione regionale produttori arrosticini d’Abruzzo che ha trovato la piena condivisione della Confagricoltura. La seconda, invece, è caldeggiata dalla Coldiretti che ha nel capogruppo di Fdi, Massimo Verrecchia, il suo sponsor politico. Nella Dop la materia prima dev’essere rigorosamente allevata e macellata in Abruzzo, ma in capi di bestiame presenti in regione non sono assolutamente sufficienti per soddisfare la richiesta. Qual è la soluzione?
È quella di inserire un’aliquota di prodotto 100% made in Abruzzo all’interno del futuro marchio Igp. Su questa linea si è espresso il vicepresidente della giunta regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente.
Ieri si sono svolte le audizioni, il voto ci sarà la settimana prossima. I consiglieri regionali della Terza Commissione “Agricoltura, sviluppo economico e attività produttive”, hanno ascoltato i rappresentanti delle maggiori associazioni di categoria del settore dell’allevamento. Sono intervenuti Pietropaolo Martinelli (Presidente di Ara e Coldiretti Abruzzo); Ugo Ciavattella (Veterinario, consulente Ara); Roberto Di Domenico (imprenditore); Fabio Spinosa Pingue (vice presidente Confagricoltura L'Aquila); Stefano Fabrizi (direttore di Confagricoltura Abruzzo e dell'Aquila); Alessandro Di Paolo (presidente dell’Associazione regionale Produttori Arrosticino d’Abruzzo); Lorenzo Verrocchio (pioniere dell’Associazione regionale produttori Arrosticino d’Abruzzo); Domenico Roselli (direttore di Coldiretti L’Aquila).
Un miliardo di euro di fatturato, 12mila posti di lavoro tra diretto ed indotto, 700.000 capi trasformati ogni anno, 80 aziende di produzione e 400 macellerie sul territorio: sono questi i numeri, emersi ieri in Commissione Agricoltura, del sistema di produzione dell’arrosticino nella nostra regione.
Ma ad oggi sono disponibili in Abruzzo 150.000 capi ovini che per almeno 130.000 sono utilizzati solo a scopo di latte. Secondo l’associazione Regionale produttori Arrosticino d’Abruzzo, una Dop al momento è irrealizzabile, perché non ricevibile dall’Unione Europea e ancor prima dal Ministero in quanto non ci sono i dati quantitativi, richiesti per legge, per avviare una procedura. Sono infatti pochissimi coloro che in Abruzzo possono dire di produrre un arrosticino con la pecora locale (1%), mentre sono numerose le aziende che producono con carne d’importazione (68%).
«Ribadiamo con fermezza che la Dop è l’unico marchio comunitario che garantirebbe l’utilizzo di carne veramente abruzzese con risultati e vantaggi per tutto il settore zootecnico e del consumatore finale che deve poter scegliere di mangiare un prodotto fatto con vera carne abruzzese e non semplicemente macellata o confezionata in Abruzzo», è però la linea di Coldiretti che ieri ha diffuso una nota prima della Commissione Agricoltura. «Da oltre tre anni è in fase istruttoria presso il ministero la procedura per il riconoscimento del marchio Igp dell’Unione Europea per l’arrosticino abruzzese, procedura avviata e curata dall’Associazione regionale Produttori Arrosticino d’Abruzzo», ribatte Confagricoltura che ha condiviso il percorso iniziato dall’associazione dei trasformatori e spiega: «Occorre prendere atto che l’allevamento ovicaprino in Abruzzo è in profonda crisi, ogni giorno chiudono stalle e la nuova Pac ha accelerato il fenomeno azzerando l’aiuto comunitario. Se non ci fosse stata una strenua lotta, promossa da Confagricoltura Abruzzo e fatta propria dal vice presidente Imprudente e dalla direttrice del Dipartimento, Elena Sico, a questo punto sarebbe stata messa la parola fine alla nostra millenaria tradizione che, a oggi conta meno di 150.000 pecore a fronte degli oltre 3 milioni della Sardegna. In questa situazione è velleitario parlare di creare una filiera della Dop per mancanza sia di materia prima sia dei requisiti qualitativi e quantitativi. Occorre dare atto al vicepresidente e alla direttrice», conclude la Confagricoltura, «di aver ben negoziato nella Conferenza Stato-Regioni e di aver tamponata la situazione recuperando un 70% di aiuti con i fondi del Csr».
Ed è proprio Imprudente che infine tira le somme del duello: «Alla Regione, ad oggi, non risultano richieste per l’arrosticino Dop. Credo che dovremmo tendere ad arrivare ad una soluzione condivisa, immaginando percorsi possibili che contemplino, per esempio, anche un passaggio intermedio sul marchio Igp. Ma qualsiasi opzione dev’essere celere. Il rischio concreto è che altri mercati invadano l’Abruzzo e a quel punto avremmo perso l’opportunità di tutelare genuinità e tradizione di una tipicità regionale». (l.c.)
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