Lo sguardo al duomo ferito: «Spero che rinasca presto»

Caschetto e carrozzella, il Pontefice entra nell’edificio con la cupola distrutta E il cardinale gli strappa un sorriso: cattedrale a diretto contatto col Signore
L’AQUILA. Lo sguardo corre sorpreso tra i tubi Innocenti, i pannelli di truciolato che coprono gli antichi pavimenti, le profonde lesioni nei brandelli di muratura rimasta in un duomo ancora irriconoscibile, a 13 anni da quell’ormai lontano 2009. Poi gli occhi di Papa Francesco si alzano e si accorgono del cielo, che fa da copertura alla chiesa principale della città: qualche raggio di sole si infila tra le nuvole e arriva sul volto assorto. «Ha visto, Sua Santità, che cattedrale a diretto contatto con il Signore?», ironizza l’arcivescovo dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, rubando un sorriso al Pontefice che per primo nella storia, in 728 edizioni della Perdonanza aquilana, ha voluto aprire la Porta Santa. «Spero che il duomo rinasca al più presto, come tutte le chiese che ancora aspettano di essere ricostruite».
LA VISITA PRIVATA
Poche le parole del Pontefice, ma piene di affetto, mentre sulla sedia a rotelle percorre la pedana che dall’ingresso laterale della cattedrale, quello dell’arcivescovado, raggiunge il transetto. È entrato da qualche minuto, sulle note del “Salve Regina”, accompagnato dal servizio di sicurezza del Vaticano, dal cardinale Petrocchi e dal segretario regionale ai Beni culturali ad interim, Federica Zalabra. Sul capo l’elmetto bianco di sicurezza donato dai Vigili del fuoco ha preso il posto della papalina. Il Pontefice si avvicina all’altare, o meglio a ciò che ne rimane, mentre il segretario Zalabra spiega i crolli di quella notte, il danno al patrimonio, le difficoltà burocratiche che hanno ritardato la ricostruzione della chiesa, ma anche gli importanti passi in avanti degli ultimi mesi.
«NON C’È NIENTE QUI»
«Era colpito dalla distruzione», racconta la segretaria, «Non c’è niente qui, ha detto. Così come è stato fatto per gli altri terremoti, la ricostruiremo di nuovo, ho detto io. Mi ha guardato e con un sorriso ha risposto: Siete forti voi abruzzesi».
UN CANTIERE DA AVVIARE
Non è una questione di soldi, almeno non lo è più: per il duomo sono stati stanziati oltre 36 milioni di euro lordi, con due finanziamenti. Più di 18 milioni provengono dalla delibera Cipes del 2016, altri 18 milioni e 500mila euro sono previsti con l’inserimento dell’intervento sulla cattedrale nel “Piano Sviluppo e Coesione” del ministero della Cultura. Dopo 13 anni dal terremoto, è stata finalmente avviata nei mesi scorsi la gara di appalto per i lavori di consolidamento e restauro della chiesa: una procedura aperta con un importo complessivo a base d’asta di quasi 26 milioni. Hanno dimostrato interesse 14 ditte. Una commissione ad hoc sta valutando le offerte tecniche ed economiche. La scelta è prevista per fine settembre, con l’obiettivo di stipulare il contratto entro l’anno. L’intervento sul duomo è frutto di un lungo e complesso lavoro tecnico-amministrativo del Segretariato regionale, stazione appaltante, in collaborazione con la Soprintendenza per le province dell’Aquila e Teramo e con la proprietà, l’arcidiocesi dell’Aquila.
L’EDIFICIO SENZA PACE
Fondata nel Duecento, la cattedrale aquilana intitolata ai santi Massimo e Giorgio è stata ricostruita più volte a causa dei continui terremoti che nel tempo hanno flagellato la città. In particolare, il sisma del 1703 la distrusse al punto che venne ricostruita con un aspetto completamente diverso dal precedente: con l’interno barocco e la facciata neoclassica, completata nel 1928. Nel 2009 ha subito il crollo totale di una porzione di copertura del transetto e delle murature annesse, con gravi conseguenze per la restante struttura delle navate e importanti perdite per quanto riguarda gli apparati decorativi sottostanti.
LE FOTO CON I VIGILI
Il Pontefice ascolta, attento, le parole del segretario, poi vuole fermarsi a salutare i pompieri e tutti coloro che si adoperano per la ricostruzione. Ma la tabella di marcia è stringente: il tempo di qualche foto, di sentire anche qui l’abbraccio della città, poi le ruote della sua sedia devono girarsi per percorrere la pedana al contrario, raggiungere di nuovo l’uscita laterale e arrivare nel cortile dell’Episcopio dove è parcheggiata la papamobile dalle 6 della mattina.
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