Lo spettro della crisi sulle attività «Servono ristori, tasse da ridurre»

Le associazioni di categoria lanciano un appello ai comuni della provincia per tagliare la fiscalità locale Bar, ristoranti e locali per banchetti: «È peggio del lockdown, si lavora poco. Sì alla cassa integrazione»
PESCARA. Formalmente non è un lockdown. Ma in molti settori la pandemia sta provocando gli stessi effetti del lockdown. E per questo le associazioni di categoria chiedono un sostegno che passi attraverso la riduzione delle tasse e la cassa integrazione in deroga, innanzitutto.
APPELLO AI SINDACI
La Confesercenti di Pescara lancia un appello a tutti i sindaci affinché «sia ridotta la fiscalità» e punta alla «cassa integrazione. Dobbiamo essere aiutati», dice la presidente Marina Dolci, «devono starci vicini perché la crisi si sente, i cittadini non escono, le attività chiudono per ferie, i ristoranti aprono solo nei week end». Sempre dalla Confesercenti il vice segretario, Gianluca Di Domizio, lancia l’allarme sulle piccole imprese «che non sono delle multinazionali» e si trovano ad affrontare «un periodo peggiore del lockdown. Servono misure immediate e non sono quelle pensate fino ad ora. Va bloccato il meccanismo fiscale, quanto meno a una parte delle attività». Non è convintissimo dei ristori, considerati i tempi e la burocrazia per ottenerli, ma sa che «se non si cambia passo, non se ne esce» e riflette sugli aumenti in bolletta «del 30 – 40%, per cui ci conviene quasi stare chiusi, tanto in giro non c’è nessuno».
LOCALI E NEGOZI IN CRISI
«C’è un calo di presenze, una spinta minore ad uscire, un’abitudine a rimanere a casa che si sta consolidando», dice Francesco Silvestri dal cocktail bar La Nuova Lavanderia. «Si lavora meno e le entrate scendono, ma le spese sono le stesse e il costo del personale si sente». Con meno clienti, anche nei ristoranti, «si riduce la necessità di forza lavoro per cui chiediamo il rinnovo della cassa integrazione anche perché rischiamo di dare la sicurezza dello stipendio ai dipendenti per trovarci in difficoltà più in là. I locali del centro, poi, sono più penalizzati perché al centro storico si può stare aperti un’ora e mezzo in più. Di questi tempi è bene vivere alla giornata e nel mio settore è fondamentale preservare l’ottimismo», conclude. «I più toccati sono i negozi e le attività artigianali che hanno a che fare con i consumatori finali», riflette dalla Cna il direttore Carmine Salce che rilancia la proposta di «ridurre la fiscalità locale o di promuovere una sospensione, per quanto possibile», considerati i pagamenti che stanno affrontando gli operatori. E parla della «stanchezza» che registra tra chi «cerca di trovare degli sbocchi ma vede tutto vanificato».
CASSA INTEGRAZIONe e ristori
La Confcommercio punta al «rinnovo della cassa integrazione Covid e delle moratorie fiscali e creditizie, oltre a nuovi ristori dal Governo». E il presidente Riccardo Padovano ha sollecitato «ai comuni, a partire da Pescara, la proroga dell’estensione gratuita dell’occupazione del suolo pubblico e una riduzione consistente della Tari». Proprio dalla Confcommercio, Carlo Miccoli (Federazione italiana pubblici esercizi) sollecita «aiuti» perché «non c’è nessuno in giro, è come essere tornati al lockdown. Si lavora un po’ di più la domenica, ma con un 50% in meno rispetto a una domenica normale. Prima i saldi portavano affari anche a noi ma adesso non è così e reggere questo ritmo non è facile: attingiamo ai risparmi, però c’è il problema degli affitti e delle bollette, aumentate del 40%. L’ultima (della luce) è di 1.600 euro». Gabriele Armenti, presidente ristorazione & banqueting di Confcommercio, parla di «lockdown indotto perché con l’imposizione del Green pass sono cominciate le disdette e i locali sono stati fermi nei giorni più importanti, a dicembre, il mese che ci porta il 20% del fatturato annuo: abbiamo perso il 50% e ora non va meglio perché la gente ha paura, è spaventata dalle notizie sui contagi. Si lavora per pochi clienti e non copriamo le spese. Una situazione non rosea». E poi c’è «il caro bollette, per luce e gas. Penso di mettere il personale in ferie e spero nella cassa integrazione in deroga. Chiediamo anche di ridurre o azzerare le tasse. E servono i ristori, confrontando il fatturato con quello del 2019».

