Lo spettro della mala calabrese I commercianti: bene i controlli

Nella rete delle verifiche Antimafia, un imprenditore pescarese con una società attiva nel settore bar Le associazioni di categoria: «È un momento pericoloso, le attività in crisi vanno aiutate e sostenute»
PESCARA. Un personaggio già conosciuto dalle forze dell’ordine, proprietario di attività anche note a Pescara, con contatti con i rom locali, ma soprattutto con figure di spicco della criminalità organizzata calabrese. Tra queste figure, una in particolare, che negli ultimi anni aveva scelto l’Abruzzo come base per i traffici illeciti, in primis di cocaina, da milioni di euro e poi arrestata, condannata e sottoposta, nel gennaio scorso dall’Antimafia, a un sequestro per un valore di un milione di euro. Sono questi i contatti dell’imprenditore pescarese titolare della società attiva nel settore dei bar e non solo, colpito due giorni fa da una informazione interdittiva antimafia. La prima in assoluto della provincia di Pescara.
Ad adottarla il prefetto Giancarlo Di Vincenzo a seguito di verifiche condotte dal gruppo interforze, che ormai da mesi sta conducendo un monitoraggio sul territorio con l’obiettivo di cogliere quelli che sono «i segnali» di rischio, valutati sulla base di precisi indicatori quali trasferimenti immobiliari atipici, anomalie delle Scia, sospette dinamiche societarie, trasferimenti/subingressi nelle attività commerciali, a partire proprio da bar e ristoranti, fra i più colpiti dalla crisi provocata dalla pandemia.
Anomalie e criticità venute alla luce, tanto da portare alla prima interdizione, e che ora da più parti fanno alzare la voce di chi chiede che l’attenzione continui a restare alta, per bloccare sul nascere ogni tipo di infiltrazione della criminalità. Soddisfatto dell’operazione messa in campo dal prefetto, il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari, secondo cui «bisogna proseguire su questa strada per tutelare tutti gli esercenti onesti. Le infiltrazioni mafiose e la criminalità organizzata», afferma, «vedono infatti nel tessuto economico pulito una gallina dalle uova d’oro. Una prassi che va bloccata sul nascere per evitare che i proventi illeciti, come ad esempio quelli legati allo spaccio di droga che a Pescara è massicciamente presente, vengano reinvestiti in attività economiche pulite. Seguire il denaro, soprattutto quando vediamo esercizi commerciali aprire con estrema facilità anche in tempi di crisi o quando vi sono opacità o ambiguità sulla provenienza dei soldi, è la mossa giusta per evitare un radicamento delle mafie sul territorio. Questo primo provvedimento adottato in provincia di Pescara», prosegue Pettinari, «va a tutela dei piccoli e grandi commercianti che ogni mattina, con grande sacrificio, si svegliano e portano avanti attività oneste. Mi auguro che si continui in tale direzione e che le istituzioni diano tutto il supporto necessario alle forze dell’ordine per combattere questa battaglia di legalità».
E a chiedere che si prosegua con i controlli serrati sono gli stessi commercianti. «Il provvedimento del prefetto», sottolinea il presidente della Confcommercio, Riccardo Padovano, «dimostra che c’è attenzione. Pescara è una città molto dinamica, appetibile e quindi determinate situazione vanno stanate sul nascere, come si sta facendo, prima che si metta in moto una certa macchina. Penso comunque che quello venuto fuori dal monitoraggio delle forze dell’ordine sia un caso isolato. Bisogna in ogni modo, ripeto, avere sempre la giusta attenzione e collaborare se si hanno dei sospetti». Per Fabrizio Vianale, direttore della Confartigianato, la sicurezza prima di tutto per il turismo e per l'economia.
«Alcuni episodi accaduti negli ultimi tempi, incendi e danneggiamenti», sottolinea, «a mio avviso rappresentano degli alert. Tanti piccoli o grandi fatti da non sottovalutare. Il nostro timore, in questo momento di crisi acuita dall’emergenza sanitaria, è che le attività, se non sostenute e aiutate, possano diventare un boccone ghiotto per la malavita e le organizzazioni. E ciò va evitato».
Per Gianni Taucci, direttore della Confesercenti, i commercianti sono da una parte preoccupati, ma dall’altra rassicurati dai controlli che si stanno effettuando. «È naturale», spiega, «che gli operatori si allarmano quando vedono attività che aprono e chiudono in maniera repentina e questo da sempre. Il fatto che ci siano ora questi accertamenti così capillari fanno stare più tranquilli».
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