Lo stop dopo la sentenza sull’immobile da restituire ad Ambiente
La chiusura del mattatoio, avvenuta il 5 gennaio, era un passaggio inevitabile, per via di una sentenza che imponeva la restituzione dell’immobile alla società Ambiente, proprietaria della struttura...
La chiusura del mattatoio, avvenuta il 5 gennaio, era un passaggio inevitabile, per via di una sentenza che imponeva la restituzione dell’immobile alla società Ambiente, proprietaria della struttura (ma la società non può occuparsene, per statuto), da parte dei gestori (il contratto era scaduto). Lo stop era nell’aria già da tempo ma è slittato ai primi giorni del 2023. Tra l’altro nei mesi scorsi la Asl è intervenuta facendo emergere una serie di problemi di natura sanitaria che avrebbero richiesto investimenti consistenti, per rimettere tutto a nuovo, ma la mancanza di somme consistenti rende irrealizzabile qualsiasi progetto in tal senso. Si sono susseguiti una serie di incontri, per cercare di venire a capo della questione, anche per andare incontro alle esigenze degli allevatori. Nei giorni scorsi è stato il prefetto Giancarlo Di Vincenzo a convocare un incontro con tutti i soggetti interessati, da Ambiente al Comune passando per chi ha gestito il mattatoio e i rappresentanti degli allevatori. L’obiettivo era quello di mettere a fuoco la situazione e individuare una possibile soluzione, visto che l’alternativa disponibile sono le strutture private, con un aumento di costi per i fruitori. Tra i primi che hanno lanciato l’allarme c’è l’assessore comunale di Cepagatti Camillo Sborgia che ha raccolto le segnalazioni degli allevatori della zona e ha escluso che una via di uscita accettabile possa essere la ventilata apertura del mattatoio di Rosciano.

