Lo studio sugli abruzzesi: 4 su 5 salvati dal vaccino

26 Marzo 2022

L’imponente analisi su 1,3 milioni di persone in regione è la prima al mondo  A coordinarla il pescarese Manzoli: «La nuova variante è 20 volte più infettiva»

PESCARA. Il vaccino ha evitato oltre l’80% di casi gravi o mortali di Covid, ma non ha fermato i contagi. Lo dice il primo grande studio al mondo sull’efficacia del siero contro la variante Omicron, che vede gli abruzzesi come protagonisti. Per affermare con certezza ciò che finora si ipotizzava senza ancora solide basi statistiche, il team guidato dall’epidemiologo pescarese e docente dell’Università di Bologna Lamberto Manzoli – con esperti e ricercatori anche della Asl di Pescara e dell’Università di Ferrara – ha studiato l’imponente mole di dati sullo stato vaccinale e sulle infezioni dell’intera popolazione regionale – cioè 1,3 milioni di persone – durante la pandemia. Lo studio ha infatti analizzato lo stato dei 252.365 abruzzesi che avevano ricevuto tre dosi di vaccino fino a febbraio, dei 684.860 che ne avevano ricevute due, dei 29.401 con una sola, e dei 313.068 ancora zenza vaccino.
«Lo studio ci offre diverse buone notizie sull’efficacia del vaccino», dice Manzoli, poi sugli scenari futuri: «Ora dobbiamo sperare che non arrivi una variante peggiore di quelle che abbiamo visto finora, cioè più contagiosa di Omicron e più aggressiva di Delta. Ma in ogni caso il vaccino è in grado di proteggerci».
L’EFFICACIA DEL VACCINO
«Dall'inizio della campagna vaccinale (2 gennaio 2021), fino alla fine del follow-up (18 febbraio 2022), si è infettato il 13,4% della popolazione (170.761 persone, che si sono aggiunte alle 80mila infettate in precedenza)», si legge nella sintesi dello studio, «oltre l’80% delle infezioni si è verificata durante il periodo di predominanza della variante Omicron, che è apparsa 20 volte più contagiosa delle precedenti varianti, sebbene clinicamente meno severa: nei periodi precedenti, è deceduto il 4,5% degli infetti non vaccinati, contro lo 0,1% dei primi due mesi dell’ondata Omicron». Quindi sull’efficacia del vaccino: «Chi ha ricevuto due o tre dosi di vaccino ha mostrato un rischio dell’80%-90% più basso di contrarre una forma grave o letale di Covid rispetto ai non vaccinati. Durante l’ondata Omicron, e oltre sei mesi dopo l'ultima dose di vaccino, il grado di protezione è sceso, ma è rimasto comunque sopra il 65%. I risultati sono stati molto simili per tutti i vaccini e per ogni età». Poi ancora: «Il numero di eventi avversi gravi del vaccino è stato estremamente basso (65), ma nessuna dose è stata in grado di ridurre il rischio di infezione di più del 25%. La probabilità di Covid grave è apparsa bassa (1 su 2000) tra gli under 30, anche non vaccinati».
le somme di MANZOLI
«Se, da un lato, più di 100mila persone vaccinate con due o tre dosi hanno comunque contratto l’infezione, dall’altro lato i vaccini sono stati in grado di evitare oltre l’80% dei casi gravi o mortali di Covid e l’efficacia è rimasta buona anche contro la variante Omicron e dopo sei mesi dall’ultima dose», tira le somme il coordinatore dello studio, Lamberto Manzoli, «nel complesso, quindi, i risultati sono molto positivi e ci danno indicazioni essenziali per le strategie sanitarie da seguire nel prossimo futuro. È doveroso richiamare che questo studio, con un campione enorme e condotto in tempi strettissimi, tanto da essere il primo al mondo sulla variante Omicron, è stato possibile solo grazie al lavoro eccezionale dei colleghi Graziella Soldato, Giuseppe Di Martino, Roberto Carota e Antonio Caponetti della ASL di Pescara e Maria Elena Flacco e Cecilia Acuti Martellucci dell’Università di Ferrara». Lo studio segue un precedente pubblicato sulla rivista Vaccines ed è al momento sottoposto a valutazione per la pubblicazione.