Locali, oggi si riapre con tante incertezze

26 Aprile 2021

Miccoli (Confcommercio): «Molti non ce la faranno». Palladinetti (Pescara viva): «Troppe le difficoltà»

PESCARA. È il giorno della riapertura al pubblico di bar e ristoranti, ma le condizioni da rispettare sono tante. E i rappresentanti di categoria scuotono la testa di fronte alle limitazioni che rendono difficile la vita alla categoria e sperano in una riapertura vera, totale.
Carlo Miccoli, alla guida della Fipe Confcommercio, parla di una situazione «non tanto semplice da gestire, perché ci sono dei controsensi (ad esempio dalle 18 non si può più fare asporto) anche se siamo contentissimi di riaprire. Speriamo che tutto fili liscio e puntiamo alla riapertura perché i ristori non arrivano, se non pochi spiccioli, l’elemosina, mentre sono immutati i costi fissi, come affitto e utenze. Purtroppo tanti non hanno ripreso e non riprenderanno, non ce l’hanno fatta. Per quanto ci riguarda facciamo la nostra parte con Ascomfidi, per gli associati, cercando di garantire un prestito presso le banche». Miccoli si augura che «la clientela si comporti bene e indossi la mascherina quando si avvicina il cameriere» mentre ai collegi dice di «stringere i denti ed essere fiduciosi, come categoria siamo forti. Le istituzioni dovrebbero avere più rispetto per le attività. Un locale che chiude è un pezzo di città che muore» e invece spesso si punta tutto sulla «repressione». Mario Palladinetti, di Pescara Viva e referente di piazza Muzii per la Confartigianato, parla delle «mille difficoltà» a ricominciare ma «siamo pronti e ci auguriamo che stavolta l’apertura sia definitiva. Dopo tanti mesi di chiusura è complicato ricominciare, dal punto di vista economico. E poi, essendo in pieno centro, c’è il pericolo che si creino assembramenti. Noi cercheremo di fare il massimo, speriamo che chi frequenta il centro mantenga un comportamento giusto. Ci hanno dato il contentino, con questa riapertura», prosegue, ma è bocciata la chiusura alle 22 (in contemporanea con il coprifuoco). «Dobbiamo concentrare i clienti in poche ore, la sera, ma se ci consentissero di lavorare più a lungo potremmo distribuire la clientela in una fascia oraria più ampia e sarebbe meno pericoloso». Palladinetti si augura poi che sia solo un inizio perché «perdere anche la stagione estiva sarebbe il collasso per noi. D’estate si esce, si passeggia e si va a cena fuori. È un peccato che qui non si lavori sul turismo, sulla programmazione, come stanno facendo altrove». Dino Lucente, Confartigiani, non riesce ad essere ottimista. «Nel settore food molti non riapriranno» anche perché le condizioni sono troppo stringenti. «Per stare a casa alle 22 si dovrebbe andare a cena alle 19 quindi mi chiedo cosa faranno la sera i ristoranti. Anche a pranzo non è che possano contare su chissà quanti clienti. Non so, quindi, quanti riusciranno a tenersi in piedi, visto che sembrano banditi i banchetti per le cerimonie». Lucente pone i temi della «occupazione a rischio, perché si va incontro ai licenziamenti» e quello dell’accesso al credito». E poi si chiede: «Che senso ha far riaprire le palestre a giugno?» . (f.bu.)