Locali senza autorizzazione, il Comune di Pescara chiude il Centro di salute mentale

Un rapporto dei carabinieri del Nas innesca i controlli dell’amministrazione: scatta l’ordinanza. L’assistenza è a rischio. Il manager dell’azienda sanitaria impugna l’atto davanti al Tar
PESCARA. All’origine c’è un rapporto dei carabinieri del Nas che porta la data di un anno fa: sono quelle carte a dire che il Centro di salute mentale di via Paolini 68, ospitato in tre appartamenti di un palazzo di fronte alla sede della Asl di Pescara, non può restare aperto. L’attività deve essere sospesa, secondo i Nas, perché i locali non sono autorizzati per l’esercizio di attività sanitarie. È questa la richiesta informale dei carabinieri ai tecnici del settore Attività edilizie e produttive del Comune: con la relazione degli esperti in mano, il dirigente Gaetano Silveri ha avviato un’istruttoria per ricostruire la storia amministrativa del Centro diurno psichiatrico e della Casa famiglia. La conclusione del Comune ricalca la richiesta dei Nas: i locali non possono ospitare attività sanitarie.
Sospensione attività. Di conseguenza, il Comune ha continuato l’iter per arrivare alla chiusura del Centro di salute mentale. Durante il percorso amministrativo, i Nas sono tornati ancora in municipio per sollecitare un intervento del Comune. Il passo successivo, quindi, è stato un’ordinanza, datata 9 maggio scorso, per «sospendere» l’attività del Centro di salute mentale: tre giorni dopo, l’ordinanza è stata notificata alla Asl.
Ricorso al Tar della Asl. «Con l’ordinanza», recita una relazione per il direttore generale della Asl Claudio D’Amario firmata dalla direttrice del settore Affari legali Francesca Rancitelli, «il Comune ha ordinato la sospensione delle attività delle strutture riabilitative psichiatriche per presunte carenze strutturali». I rilievi del Nas, rilanciati dal Comune, riguardano più l’aspetto normativo che il fabbricato: in base all’accertamento del Comune, i locali non hanno il certificato di agibilità né la verifica dell’idoneità strutturale e antisismica. Significa che gli appartamenti che ospitano il Centro diurno psichiatrico e la Casa famiglia non hanno i requisiti essenziali per lo svolgimento di attività sanitarie.
Centro sempre aperto. Finora, le attività, curate dal primario Sabatino Trotta, non sono state fermate e il Centro di salute mentale è ancora aperto. Ma c’è uno scontro (giudiziario) in atto tra il Comune e la Asl: secondo la relazione di Rancitelli, c’è la «necessità di impugnare l’ordinanza promuovendo un ricorso al Tar di Pescara». La Asl ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Fabio Nieddu: il ricorso sarà presentato entro la settimana prossima. La memoria della Asl non è ancora finita ma il filo conduttore della difesa è rappresentato dalla «mancanza di motivazione» dell’ordinanza.
Faccia a faccia alla Asl. Intanto, il caso della sospensione delle attività per il Centro di salute mentale è stato al centro di una riunione, venerdì scorso, tra Trotta, Antonio Caponetti, responsabile del servizio di Prevenzione e sicurezza degli ambienti di Lavoro della Asl, e una delegazione dell’associazione Percorsi. All’incontro ha partecipato anche Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale e comunale di Rifondazione comunista. Domani è prevista un’altra riunione tra i tecnici della Asl per fare il punto della situazione e valutare se aspettare la decisione dei giudici amministrativi oppure se cominciare a cercare nuovi locali per il Centro di salute mentale. Sarebbe questo l’orientamento della Asl: lasciare, prima possibile, i locali di via Paoloni, all’interno di un palazzo, e trovare un’altra destinazione.
Hotel Paradiso. L’ordinanza del Comune e il possibile trasloco forzato sono gli ultimi colpi a un settore, quello dell’assistenza ai disabili mentali, che reclama spazi ma non riesce a trovarli. Il caso dell’hotel Paradiso, a Montesilvano, è lo specchio dell’attenzione rivolta al settore: comprato nel 2004 per 1,2 milioni di euro per trasformarlo in una residenza per disabili mentali, l’albergo dietro alla pineta di Santa Filomena è diventato un monumento allo spreco di soldi pubblici e, adesso, D’Amario l’ha messo in vendita all’asta. Mai aperto in 10 anni, l’hotel è diventato un simbolo del degrado: ma se, adesso, servono spazi per il Centro di salute mentale, perché la Asl l’ha messo in vendita? I tre piani, le 27 camere più giardino e piscina, non sono compatibili con una residenza per disabili mentali.
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