Loretese bloccato in Iraq da 5 mesi: fatemi tornare

Giuseppe Salone, 45 anni, si trovava a lavorare a Erbil quando è scattato il lockdown per il Covid. E ora ha il visto scaduto
PENNE. Si trova ad Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, bloccato da cinque mesi senza poter far ritorno da sua moglie e sua figlio. Giuseppe Salone, 45enne decoratore di Loreto Aprutino, vive insieme a un suo collega, una situazione di assoluta emergenza. «Mesi fa», racconta in una lunga chiacchierata via WhatsApp, «accettai di venire in Iraq per un lavoro richiesto alla nostra azienda. Finito il lavoro, a causa del lockdown imposto a seguito dell’emergenza coronavirus, siamo rimasti bloccati qui. Abbiamo cercato in tutti i modi contattare consolato e ambasciata, ma non abbiamo ottenuto granché. Il consolato italiano ci ha fatto sapere che c’erano solo dei voli privati non organizzati, tra l’altro molto costosi e con scali infiniti», dice ancora il decoratore loretese, che da cinque mesi non vede la moglie e suo figlio di quattro anni. Il problema è soprattutto che il suo visto è scaduto, dato che non ha potuto rinnovarlo a seguito del blocco imposto dall’emergenza sanitaria, e quindi dovrebbe uscire dal confine iracheno a suo rischio e pericolo. Ad Erbil continua intanto il coprifuoco per combattere la pandemia da coronavirus. La città curda dell’Iraq, capoluogo del governatorato di Erbil e della regione del Kurdistan iracheno, è in lockdown. Le autorità nei giorni scorsi hanno continuato la sanificazione di piazze e strade e nessuno può muoversi liberamente. «Qui la situazione è assai complessa, abbiamo difficoltà anche a fare foto e a comunicare. Insieme a me c’è anche un mio collega, Rizziero Capricci, che aspetta di far ritorno anche lui da sua moglie incinta e dai suoi due figli. Ci sono tantissimi italiani nella nostra stessa situazione, ma sembra che la cosa non importi a nessuno» racconta ancora il decoratore vestino. «Le autorità italiane non hanno fatto niente e chiediamo aiuto. Ripeto, al momento l’unica soluzione sarebbe quella di uscire dall’Iraq e recarci in Turchia, ma questa possibilità, che ci è stata anche sconsigliata, non è percorribile dato che abbiamo il visto scaduto. Il nostro lavoro qui è terminato da due mesi e da allora non sappiamo davvero come fare, dato che il blocco imposto dall'emergenza non è ancora finito. Lanciamo un appello alla nostre autorità: sbloccate questa situazione e venite a riprenderci, siamo italiani anche noi. Mi rivolgo in particolare a Matteo Salvini: salvaci Matteo e concludiamo la nostra disavventura con una stretta di mano in aeroporto a Roma», conclude speranzoso il 45enne decoratore loretese che non vede l'ora di far ritorno da sua moglie e da suo figlio.
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