Loreto, addio a Vincenzo “mascotte” del calcio a 5

LORETO APRUTINO. Se n'è andato in punta di piedi, senza far rumore. Così come quando passeggiava per la sua Loreto in cerca di uno sguardo da incrociare e di un saluto. «Buongiorno», diceva. Lo...
LORETO APRUTINO. Se n'è andato in punta di piedi, senza far rumore. Così come quando passeggiava per la sua Loreto in cerca di uno sguardo da incrociare e di un saluto. «Buongiorno», diceva. Lo diceva a tutti. Sempre gentile e mai fastidioso, anche quando chiedeva qualche spicciolo per comprare le sigarette o bere un caffè. Ti guardava con quegli occhi che facevano tenerezza e simpatia allo stesso tempo. Aveva 63 anni Vincenzo Acciavatti e nella tarda serata di lunedì è morto colpito da infarto.
Un persona buona, con una vita difficile alle spalle. Oggi alle 10,30, con una benedizione all'interno del cimitero comunale, si terrà il suo ultimo saluto.
A Loreto Aprutino lo conoscevano tutti, un'autentica istituzione per il paese. Sempre in giro, soprattutto nella zona di piazza Garibaldi, a far due chiacchiere con tutti. Viveva da solo, assistito da un amministratore di sostegno, e da giovane aveva lavorato nell'edilizia. «Ringrazio quanti con discrezione hanno aiutato Vincenzo, era una presenza costante della piazza, era conosciuto da tutti. Durante il lockdown è stato il sorvegliante della piazza», ricorda commosso il sindaco di Loreto Aprutino Gabriele Starinieri.
Amava giocare a carte, stare con i giovani di Loreto ed era benvoluto da tutti. In tantissimi gli hanno voluto davvero bene e ieri lo hanno ricordato attraverso video e foto ricordo. Sui social si è anche mobilitata una raccolta fondi a sostegno della causa di Vincenzo.
Si era legato anche alla squadra di calcio a 5 di Loreto Aprutino, che qualche anno fa calcò anche i palcoscenici prestigiosi della serie A.
«Era diventato una nostra mascotte», dice l’ex presidente del Loreto calcio a 5 Antonello Delle Monache, «veniva con noi anche in trasferta. Il suo non era un interesse per quanto accadeva in campo, ma soprattutto per stare in compagnia. Amava terribilmente stare in mezzo alla gente».
«Vincenzo», rivela Gianluca Di Febo, in arte GianlucaVox, «è uno di quei personaggi di felliniana memoria. Ti faceva venire la nostalgia del passato. Un tempo ogni città, ogni paese aveva un Vincenzo Acciavatti».
«Camminava sempre, immerso nei suoi pensieri», prosegue, «ma quando vedeva davanti a sé qualcuno che conosceva aveva un sussulto che lo portava a restare immobile per una frazione di secondo, per poi riprendere a camminare. Era il suo modo di farti capire che ti aveva riconosciuto».
«Con quelli con cui aveva più confidenza», conclude Di Febo, «si fermava a parlare, magari solo per pochi secondi, sperando probabilmente in un aiuto economico minimo».
Loreto di certo perde una presenza semplice, ma altrettanto importante per tutta la comunità.
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