Lotti di vaccini ritirati: apprensione in Abruzzo
L’Aifa ha disposto il blocco di una partita di dosi dopo tre decessi in Sicilia Le somministrazioni in regione non hanno fatto registrare effetti collaterali
Sono migliaia le dosi di vaccino AstraZeneca già somministrate in Abruzzo ed appartenenti ad un lotto di cui l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha disposto il blocco, dopo tre morti sospette avvenute in Sicilia in seguito alla somministrazione. La sospensione dell'Aifa è arrivata nonostante non sia ancora stato provato un nesso di causalità tra decessi e vaccino. Polemiche si registrano anche all'estero, con alcuni Paesi che hanno sospeso la somministrazione di AstraZeneca. Le dosi appartenenti al lotto "incriminato" vengono utilizzate in Abruzzo ormai da settimane: prima la Asl di Teramo, poi Chieti e L'Aquila e, infine, Pescara. «Ad oggi non sono state segnalate reazioni avverse», sottolinea la Regione Abruzzo, mentre tra i cittadini si scatena il panico.
NESSUNA REAZIONE AVVERSA
Il lotto in questione è l'ABV2856. Le dosi sono state «ampiamente utilizzate in tutto l'Abruzzo fino a ieri mattina», dicono ancora alla Regione. In particolare, negli ultimi giorni, quel vaccino è stato somministrato al personale scolastico, nel centro allestito al Pala Dean Martin di Montesilvano. «Lo somministriamo ormai da settimane e fino ad ora non abbiamo avuto segnalazioni di reazioni avverse»« conferma il coordinatore regionale della campagna vaccinale, Maurizio Brucchi. Anche in Abruzzo, come nel resto d'Italia, dopo il blocco dell'Aifa i Carabinieri del Nas hanno proceduto al sequestro delle dosi rimanenti.
CAMPAGNA PROSEGUE
Nel frattempo la campagna vaccinale prosegue. Stando ai dati ufficiali aggiornati a ieri sera, in Abruzzo salgono a 130.774 le dosi somministrate, pari all'88,7% delle 147.500 complessivamente consegnate. Del totale di coloro che hanno ricevuto la prima dose, 80.503 sono donne e 50.271 sono uomini. La maggior parte delle dosi è andata alle fasce di età 80-89 anni (28.185) e 50-59 anni (27.610). Seguono quella 40-49 anni (21-527), quella 60-69 (17.997). Gli over 90 sono 8.185. Complessivamente, 53.927 dosi sono andate ad operatori sanitari e sociosanitari, 31.365 a over 80, 18.453 a personale scolastico e 15.465 a personale non sanitario.
NUOVO PIANO VACCINI
Con il nuovo Governo, cambiano, in parte, i criteri previsti dal piano vaccini, a partire dallo stop alle regole diverse da regione a regione, che fino ad oggi hanno avuto un ampio margine di discrezionalità. Per decidere chi va vaccinato prima bisogna seguire il criterio delle fasce di età, dai più anziani ai più giovani, ma con delle correzioni rispetto ai protocolli precedenti. Hanno la precedenza gli "estremamente fragili", cioè coloro che sono affetti da forme gravi di una serie di patologie, e i disabili gravi, riconosciuti dalla legge 104. Si apre poi all'immunizzazione nei luoghi di lavoro, con la vaccinazione diretta in azienda o negli ambulatori Inail. Arruolati, tra i potenziali vaccinatori, anche gli odontoiatri, che si aggiungono agli specializzandi e ai medici di famiglia. La monodose come strada per proteggere un maggior numero di persone resta un'opzione, anche se il fatto di applicarla solo ad AstraZeneca, che ha il richiamo dopo tre mesi, sostanzialmente vuol dire solo rimandare il problema.
LE CRITICHE DITESTA
«Se a distanza di tre mesi dall’inizio della vaccinazione anti Covid, il Governo deve ristrutturare il piano nazionale - a cui le regioni si sono dovute attenere - vuol dire che qualcosa non sta funzionando», sottolinea il capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Guerino Testa. La revisione – evidentemente necessaria - del piano è la dimostrazione lampante di come la gestione sia stata finora lacunosa. Nonostante la programmazione sommaria del Ministero della Salute, le regioni e l’Abruzzo hanno svolto e continuano a sviluppare un grande lavoro sui territori per sostituirsi alle gravi deficienze delle linee guida nazionali. Questo è un dato di fatto».(l.d.)

