Luci accese nei locali Protesta dei titolari di bar e ristoranti

Presenti una quarantina di esercenti per dire stop alle tasse E oggi la consegna simbolica delle chiavi al sindaco Masci
PESCARA. Un flash mob luminoso. Il messaggio di ristoratori e bartender, una quarantina oltre ad alcuni balneatori, è arrivato forte e chiaro. Puntualissimi alle 21, più di 40 locali, tra ristoranti e cocktail bar del centro di Pescara, si sono riaccesi per una sera. Un gesto simbolico, con i quali hanno aderito a #RisorgiamoItalia, la manifestazione indetta sul territorio nazionale da MIO, Movimento Imprese Ospitalità. In piazza Muzii anche l’assessore al Commercio Alfredo Cremonese e alcuni consiglieri di maggioranza. E nn sono mancate le proteste di alcuni residenti che da tempo si battono contro gli orari della movida. Il prossimo passo per gli imprenditori del food and beverage sarà, oggi, la consegna delle chiavi delle loro attività al sindaco Carlo Masci. Attraverso le luci accese, a illuminare le strade deserte del cuore della vita sociale di Pescara, hanno voluto «far capire le difficoltà del settore», afferma Gianni Taucci, direttore di Confesercenti.
«Sul piano comunale chiediamo l'azzeramento della Tari 2020, la restituzione dei mesi non utilizzati della tassa di occupazione del suolo pubblico e l’aumento gratuito degli spazi a disposizione per tutto il 2020». Poi, la chiusura al traffico di strade come via Cesare Battisti per tutta la settimana dalle 17 alle 2 e delle vie laterali, con ampliamento della zona pedonale. Tra le proposte che verranno messe all'attenzione del sindaco un pressing sulla Regione per «velocizzare le procedure di microcredito, utilizzare le riserve per rispondere a questa emergenza e adottare misure di sostegno immediato ai dipendenti.
Infine, la concessione di un voucher a fondo perduto di 15 mila euro per la compensazione della spesa al rimborso del 60 per cento dei fitti con l’aumento del voucher di 600/800 con altri 250 euro». «Non ci sono ancora le condizioni per ripartire», spiega Francesco Silvestri, titolare del cocktail bar “La Nuova Lavanderia”, «ma quello che auspichiamo è che la riapertura ritardata consenta disposizioni meno stringenti». Sul piano delle misure a sostegno del settore, il bartender che conta sulla collaborazione di 4 dipendenti, chiede «liquidità e una maggiore flessibilità nell'accesso a questa per tutelare soprattutto i lavoratori». «Il cuore del problema non sta nel quando ripartire, ma nel come farlo», specifica Mauro Del Pizzo, chef e titolare di Casamatta. «Comprendo la necessità di regole precise, purché dietro queste ci sia un sostegno economico oggettivo. Stiamo continuando a sostenere le spese al 100 per cento, a fronte di incassi azzerati». La prima urgenza per la categoria è di bloccare i pagamenti delle imposte, «Tari e suolo pubblico in primis, oltre a misure sugli affitti», aggiunge Matteo Pomponio, con quattro locali tra Pescara e Spoltore (Posa, Mashu, Ittico e Pomm) per un totale di 50 dipendenti. Il secondo punto è lo sblocco della cassa integrazione in deroga. «Per andare incontro ai miei dipendenti», specifica, «che fino a oggi non hanno ancora ricevuto la Cig, ho attivato dei contributi di solidarietà. In ultimo, serve una liquidità a fondo perduto per riorganizzare la ripartenza. Questa crisi avrà una lunga coda», dice ancora, «legata al fattore psicologico sui clienti, ma anche alla capacità economica di spesa delle persone. Comprendo che stiamo vivendo un momento storico unico, ma il mondo del food and beverage fino a ora ha assistito solo a proclami».

