Lucia, il marito e tre figli: se la famiglia è sul lastrico

5 Novembre 2024

Lo sfratto, le notti trascorse in auto con pranzo e cena alla mensa dei poveri Ora una schiarita: «Lui lavora in edilizia e io da barista, ma quanto è dura»

PESCARA. Una storia come tante. Come troppe. Anche in Abruzzo, dove la povertà è di casa, come nel resto d'Italia. Quella di Lucia (nome di fantasia) è una vicenda drammatica che si trascina da anni. Parlarne, per lei, non è facile. Come non è semplice mostrare il suo volto e fornire le generalità «perché quando si è poveri», dice, «troppo poveri per avere un tetto dignitoso sopra la testa o per mettere qualcosa in tavola ogni giorno, anche la dignità viene meno».
il dramma della povertà
Parole che stringono il cuore e fanno riflettere. «È solo grazie all'aiuto della Caritas e delle famiglie di amici e conoscenti che non ci hanno lasciato soli, che non siamo finiti per strada», racconta. Lucia, un marito che con il Covid ha perso il lavoro, e tre figli a carico, racconta con difficoltà la sua storia. Di origine straniera, è arrivata in Italia nel 1994 e ha vissuto insieme alla madre e al fratello a Roma, per un lungo periodo. Si è trasferita a Pescara dove si è sposata e ha iniziato a costruire la sua famiglia. Lavorava come donna delle pulizie a ore, il marito faceva il muratore.
la pandemia
Ma con l'arrivo della pandemia, tra il 2020 e il 2021, tutto è cambiato. «Avevamo un lavoro che ci consentiva di tirare avanti, con qualche difficoltà vista la presenza di tre bambini, ma riuscivamo a cavarcela. Fino a quando è precipitato tutto: prima ho perso il mio impiego, poi ad essere mandato a casa è stato mio marito. Con tre figli, di cui il maschietto di qualche mese, abbiamo rischiato di finire per strada». La mancanza di entrate certe ha fatto vacillare le certezze per Lucia e la sua famiglia, costretti a lasciare la casa dove vivevano, non potendo più sostenere le spese di affitto.
l’auto come casa
Per qualche mese hanno dormito in macchina, tra coperte e pannolini. «Ci siamo rivolti alla Caritas e abbiamo trovato un grande appoggio, il punto da cui ripartire: pasti caldi e un posto dove stare», dice Lucia con le lacrime agli occhi. Ma, soprattutto, è arrivata l'occasione di un nuovo impiego per il marito. «Abbiamo trovato qualcuno che ci ascoltasse e avesse cura di noi», ci dice, «quando ormai disperavo potesse arrivare una soluzione, a mio marito è stato offerto un impiego in una ditta edile. Dopo mesi e mesi di strazio, in cui abbiamo toccato con mano la povertà assoluta, la mancanza di una rete protettiva e di un aiuto concreto che potesse farci uscire dal tunnel, siamo tornati a vivere».
il lavoro al bar
Nel frattempo, anche Lucia si è data da fare e ha trovato un lavoretto di mattina nel bar del quartiere dove i figli più grandi vanno a scuola. «Ci hanno aiutati a trovare un lavoro, che era il primo passo per ritrovare la serenità. Non è stato semplice ricominciare tutto daccapo», afferma Lucia che ha fatto domanda anche per un alloggio popolare. È in graduatoria e, a breve, dovrebbe avere l'assegnazione. «Ricordo i pianti disperati dei bambini, quando abbiamo dovuto lasciare la casa in cui abitavamo», spiega, «il dolore di non poter dare risposte ai nostri figli era troppo grande. Come spiegare ad un bambino così piccolo la necessità di vivere in auto o di doversi arrangiare per un pasto, consumato in fretta alla mensa della Caritas, o di non poter acquistare nulla?».
la mensa dei poveri
Lucia, negli ultimi anni, frequentando la mensa dei poveri ha conosciuto realtà simili a quella che ha vissuto in prima persona. «La povertà», tiene a ribadire, «non è così lontana da noi. Può toccare chiunque, a causa della perdita del lavoro e delle certezze economiche che garantiscono un posto al caldo, per sé e per i propri figli». Si fa rossa in viso Lucia quando le chiediamo di poter scrivere il suo nome sul giornale: tentenna, a metà tra il senso del pudore e il timore di sentirsi etichettata. «Meglio non espormi», ci chiede con dolcezza e riserbo, «non voglio che i miei figli, che frequentano la scuola, vengano discriminati. Spesso, essere poveri, ma davvero poveri fino in fondo, non è affatto una scelta». Di povertà, è vero, si parla poco. È tabù. «La prima volta che ho messo piede alla Caritas ero immobilizzata, non riuscivo a varcare la soglia per il senso di vergogna. Ma, poi, la necessità ha preso il sopravvento», racconta ancora Lucia, «sapevo di doverlo ai miei figli. La disperazione, in quei momenti, era tanta, ma poi ho ritrovato la speranza in una mano tesa, nel sorriso di chi ci ha accolti. Nell'impegno di chi si è prodigato per trovarci un lavoro».(m.p.)