Luciana e il rosone della chiesa salvato dalla sua auto in sosta

5 Gennaio 2017

PESCARA. Nella lunghissima notte del terremoto l'automobile di Luciana Cortellesi, nata 68 anni fa a Capodacqua ma residente da anni ad Ascoli Piceno, ha salvato dalla distruzione il rosone con i...

PESCARA. Nella lunghissima notte del terremoto l'automobile di Luciana Cortellesi, nata 68 anni fa a Capodacqua ma residente da anni ad Ascoli Piceno, ha salvato dalla distruzione il rosone con i simboli del Sole e della Luna della chiesa cinquecentesca della Madonna del Sole. Per un caso fortuito il tettuccio del veicolo, parcheggiato a poca distanza dall'edificio religioso nella frazione di Arquata, ha attutito il colpo ed evitato che il portale si frantumasse come avvenuto con il campanile.

«Oggi la chiesa è stata adottata dal Fai», racconta la donna, presente ieri all'iniziativa “Una Befana per Arquata”, «si stanno raccogliendo le somme necessarie per recuperare un pezzo di storia attribuita a Cola dell'Amatrice. È l'unica rimasta in piedi a Capodacqua perché è stata messa in sicurezza prima delle altre due scosse. È fortemente lesionata, ma gli affreschi interni si sono conservati abbastanza bene». «Dopo il terremoto del 24 agosto», racconta la donna, «era rimasto ancora in piedi qualcosa. Ma con le ultime scosse non è rimasto più nulla: le strade sono spaccate, la montagna si è sbriciolata e i massi sono venuti giù. È stata un'ecatombe. Quei due minuti e 23 secondi sono stati un'eternità: non è stato un terremoto, ma una bomba atomica. Quel rumore spaventoso, il boato del terremoto, resterà indelebile nella mia mente. Adesso, Capodacqua è la Cenerentola dei paesi terremotati: intorno ci sono solo macerie, ma anche queste non sono normali, sembra che ogni cosa sia stata messa nel frullatore e poi buttata per strada alla rinfusa». Le parole di Luciana, in vacanza nella sua terra nativa assieme a suo figlio e al nipote di 7 anni, descrivono il senso di una tragedia dalle proporzioni gigantesche.

Ma al tempo stesso svelano il desiderio di lasciarsi alle spalle la paura e recuperare il senso di comunità. «Abbiamo costituito un'associazione», aggiunge, «cerchiamo di essere uniti e informati su quello che succede. Non vogliamo che si spengano i riflettori e noi tutti finiamo nel dimenticatoio. Per questo continuiamo ad andare in tv e raccontare la nostra storia ai giornali. Iniziative come questa di Pescara sono fondamentali per aiutarci a riprendere in mano le nostre vite, specie nei giorni festivi, e perciò ringrazio la sensibilità di tutte le associazioni del territorio che si sono unite per farci trascorrere qualche ora di spensieratezza». (y.g.)

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