Luciani: l’Aca non funziona e sfugge al controllo dei sindaci

20 Agosto 2016

PESCARA. «L’Aca non funziona, realizza utili enormi sulle spalle dei cittadini e non restituisce servizi adeguati. Non bisogna essere dei tecnici per comprendere in che situazione sono i nostri...

PESCARA. «L’Aca non funziona, realizza utili enormi sulle spalle dei cittadini e non restituisce servizi adeguati. Non bisogna essere dei tecnici per comprendere in che situazione sono i nostri impianti di depurazione e le linee di adduzione dell’acqua potabile». Non si spegne la polemica tra il sindaco di Francavilla Antonio Luciani e i vertici dell’Aca.

«L’avvocato Vincenzo Di Baldassarre, che più volte ha dichiarato di aver concluso il suo incarico, torna protagonista della scena politica», dice Luciani, «annunciando di fatto di voler restare sulla poltrona che il partito dell’acqua gli ha permesso di ottenere. Con questi presupposti si annuncia un’assemblea dei soci dai “toni caldi” nella quale chiederemo a gran voce che il controllo della società torni a essere dei cittadini e per loro dei sindaci che li rappresentano».

Di Baldassarre ha portato l’Aca, gravata da circa 100 milioni di debiti, al concordato. Il concordato è stato omologato dal tribunale di Pescara ma è pendente un ricorso di 12 imprese e di una banca. «Di Baldassarre», dice Luciani, «ha posto in essere una strategia di risanamento dell’Aca errata e contraria alla normativa. La Corte d’Appello dell’Aquila con una sentenza sulla Risco di Pianella, società in house ammessa al concordato preventivo dal tribunale di Pescara, ha escluso l’assoggettabilità di tali società alle procedure concorsuali e ha revocato il decreto del tribunale. Ciò fa ritenere», ipotizza Luciani, «che l’intera procedura di concordato dell’Aca verrà posta nel nulla dalla Corte distrettuale. Questo in punto di diritto».