«Lui chiedeva solo: “Respira?”»

24 Luglio 2014

La vicina di casa intervenuta per prima pochi istanti dopo la tragedia

PESCARA. E’ stata la prima a entrare in casa Maravalle nella tragica notte del 18 luglio, chiamata da Patrizia Silvestri perché vicina di casa e studentessa di medicina. Quando il 118 è entrato nell’appartamento ha trovato all’interno i coniugi Maravalle e anche la vicina di casa che «piangeva a dirotto». Anche la donna, durante la notte, è stata ascoltata in questura raccontando il girovagare di Massimo Maravalle, la telefonata di disperata della moglie al 118 e il respiro di Maxim che si era fermato. «Patrizia era affacciata sulle scale e mi ha fatto cenno di salire», ha raccontato la donna alla polizia, «era molto sconvolta tanto che non riusciva nemmeno a parlare. Una volta giunta nel suo appartamento mi ha fatto cenno, sempre a gesti, e senza parole, tanto era sconvolta, di entrare nella camera di Maxim. Nel frattempo, suo marito Massimo faceva avanti e indietro nel corridoio e, dopo avermi vista, mi chiedeva “Respira? Respira?”. Non capivo bene, però entrata nella camera di Maxim ho visto il bimbo disteso nel letto. Era chiaro che non vi fossero segni vitali. A quel punto», ha proseguito la prima testimone, «ho sollecitavo Patrizia a chiamare subito il 118, mentre Massimo pareva come del tutto assente e continuava solo a chiedere "Respira? Respira?" Mi sembrava come estraniato dal contesto. Anni fa, Massimo mi aveva confidato di aver sofferto di depressione e che era stato in cura dal professor Rossi. A me», ha concluso la donna, «è sempre parsa una famiglia molto tranquilla e serena».

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