«Lui diceva che non riusciva più a vivere in quell’alloggio»

7 Settembre 2023

SPOLTORE. «Erano una coppia molto affiatata, una coppia normale. È difficile credere che lui possa aver fatto una cosa del genere». I vicini di Alina Cozac e Mirko De Martinis sono senza parole, dopo...

SPOLTORE. «Erano una coppia molto affiatata, una coppia normale. È difficile credere che lui possa aver fatto una cosa del genere». I vicini di Alina Cozac e Mirko De Martinis sono senza parole, dopo aver saputo dell’arresto del 47enne, accusato di aver strangolato la sua convivente, in casa.
«Hanno trascorso anni insieme», nella casa di viale Abruzzo, un condominio che Mirko ha lasciato dopo la morte della sua compagna, per trasferirsi altrove. L’uomo «diceva che non riusciva più a vivere in quell’appartamento, dopo la morte di Alina. Diceva che la compagna soffriva di mal di testa, da tempo, ma non era stata curata a dovere e anche quella notte aveva mal di testa e lui le aveva suggerito di prendere qualcosa», raccontano a Villa Raspa mentre cercano di capacitarsi dell’accusa, pesantissima, di omicidio volontario. «Il fatto di essere indagato lo rammaricava, piangeva per questo, e aggiungeva che si trattava di un atto dovuto, considerato che la sera della morte di Alina in casa non c’era nessun altro», proseguono. I due, che avevano un jack russel, Balù, «avevano anche lavorato insieme», nel negozio di prodotti tipici La Spanetteria, in viale Abruzzo, a Montesilvano. Poi le loro strade si erano divise, professionalmente: lei era una collaboratrice domestica, lui vendeva contratti nel campo dell’energia. De Martinis, che i vicini definiscono «un no-vax convinto», ha aderito ai Gilet arancioni, coordinandoli a livello provinciale. (f.bu.)