Lunghe file al Pronto soccorso: riparte la protesta dei cittadini

Manifestazione davanti all’ospedale con 50 persone: «Il reparto ingolfato, attese di ore per le visite» Pettinari (M5S) punta il dito contro la Regione: «Mancano medici e infermieri, ma non si fa nulla»
PESCARA. «Pronto soccorso, corsie di degenza e reparti diagnostici sono al collasso. Le liste di attesa si allungano e le prestazioni ambulatoriali non eseguite tempestivamente si traducono in emergenze che continuano a ingolfare il dipartimento delle urgenze». Il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari, è tornato a protestare contro quella sanità che spesso arranca per mancanza di organici, ieri mattina davanti al Cup del nuovo Pronto soccorso. Con lui una cinquantina di sostenitori, pazienti provenienti anche da fuori Pescara, per chiedere le «dimissioni del presidente della Regione Marco Marsilio e dell'assessore Nicoletta Verì».
Il pentastellato si dice «contrario all'ingresso di medici di aziende esterne al Pronto soccorso: una sorta di privatizzazione del servizio pubblico che contestiamo» insieme alla «inutilità delle case e ospedali di comunità che saranno un doppione dei distretti sanitari che oggi non funzionano anche per mancanza di personale che non si trova perché i medici vanno maggiormente incentivati economicamente». Distretti che invece «andrebbero aperti h24 per i soli codici verdi e bianchi per snellire le file al Pronto soccorso». Pettinari denuncia i «casi limite come il reparto Dialisi che viaggia con 5 infermieri in meno, ma va peggio al Day hospital oncologico dove si registrano anche accessi di 150 persone, 20 a sedere, il resto in piedi o seduti sulle scale». E gli ospedali di Popoli e Penne «andrebbero potenziati, perché non ce la fanno ma da Pescara vi continuano a trasferire pazienti», va giù duro Pettinari che attacca la Regione: «Siamo a fine mandato e non esiste ancora un nuovo Piano sanitario della rete ospedaliera, si continua a navigare a vista».
Nel mezzo ci sono i malati che chiedono «rapidità delle visite». Ernano Collecorvino, 76 anni di Montesilvano: «Ho gravi problemi agli occhi, ma i tempi per un intervento sono rimandati a luglio del prossimo anno». Adriana Scannella, di Pescara: «Ho battuto la testa domenica scorsa e sono rimasta in Pronto soccorso sette ore, poi non ce l'ho più fatta più e sono andata via. Il giorno dopo sono andata dal medico». Patrizia Di Paolo, incinta al quarto mese: «Un mese per ricevere i risultati delle analisi per colpa di provette che non si ritrovavano». Stessa trafila per Osvaldo Iezzi: «Ma perché dobbiamo pagare? La sanità pubblica deve funzionare». Francesca C., di Pescara: «Una mia amica ha un tumore allo stadio avanzato ma la Tac è fissata a febbraio».

